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L'Ipertrofia prostatica Benigna è la malattia della terza età più diffusa tra gli uomini e consiste in un ingrossamento della prostata che provoca disturbi più o meno gravi. In genere compare con l’avanzare degli anni, e secondo la Federazione Italiana Società Urologiche ne soffre dal 10% al 30% della popolazione maschile che supera i 70 anni, percentuale destinata ad aumentare, se si considera che questa malattia è legata all’invecchiamento della popolazione maschile. I fastidi generati da una prostata ingrossata possono essere diversi e svilupparsi non in tutti i soggetti con la stessa velocità e modalità. Man mano che la prostata aumenta di dimensione si comprimono i tessuti circostanti, compreso il canale (uretra) che attraversa il pene per veicolare l’urina all’esterno.
Per questa ragione il getto urinario s’indebolisce, si urina con difficoltà e con la sensazione di non essersi svuotati completamente, aumenta lo stimolo alla minzione, soprattutto di notte e con il freddo. Tutti questi sintomi possono peggiorare fino a portare ad un’irritazione cronica della vescica, oltre che condizionare la vita del paziente stesso.
E’ importante rivolgersi per tempo ad uno specialista (urologo) che attraverso esami di routine (esplorazione rettale, ecografia, e a volte dosaggio del PSA), può accertare l’effettiva presenza della malattia. Vista la forte incidenza di questa patologia nella popolazione maschile, e non soltanto in pazienti oltre una certa età, esiste oggi un grande interesse nel cercare di intervenire chirurgicamente quando necessario in modo meno invasivo per poter limitare la durata degli interventi, i tempi di ripresa del paziente stesso, e ridurre di conseguenza anche i costi per il Sistema Sanitario Nazionale, allarmato per i volumi attesi.
Recenti studi scientifici in urologia rilevano che la cura di questa patologia sta diventando, infatti, sempre meno invasiva, “portando il paziente ad avere vantaggi in termini di recupero, ma non così efficaci da rendere migliore il rapporto costi-benefici”, precisa però il prof. Guglielmo Breda, Primario d’Urologia all’Ospedale di Bassano del Grappa. Oltre alla chirurgia tradizionale a cielo aperto, sempre meno utilizzata, esistono, infatti, altri tipi d’intervento. E’ proprio all’ospedale di Bassano, oggi fra i primi Centri di riferimento in Italia per questo tipo di chirurgia, che è nata la chirurgia laparoscopica urologica.
Il prof. Breda spiega che questa “tecnica è utilizzata per prostate di grosse dimensioni, dai 120 ai 200 grammi, e in questo caso, se la struttura ospedaliera ha a disposizione il robot per procedere con l’intervento, il risultato può essere vantaggioso in termini pratici e funzionali, ma non del tutto in termini economici perché, a parità d’intervento, i costi sono di 5-10 volte superiori”.
Per circa il 90% dei casi e su prostate medio-piccole, si utilizza l’intervento chirurgico endoscopico. Il paziente non ha ferite inferte sull’addome, in quanto si utilizza il canale urinario per inserire uno strumento che consente l’operazione. Grazie ad una telecamera presente sull’apparecchio il medico osserva l’interno dell’uretra così da identificare le parti che occludono il canale ed esportarle. La ferita interna guarisce in genere dopo due o tre giorni di catetere.
Altre nuove tecniche sono oggi rappresentate dall’utilizzo in chirurgia del laser per via trans-uretrale. La chirurgia laser presenta vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali, il paziente è dimesso entro le 24 ore, il cateterismo è ridotto a 3-5 giorni e ne bastano pochi per tornare alle normali attività. A tre anni dall’intervento il 95% dei pazienti continua a dichiararsi molto soddisfatto, secondo le stime fornite dalla Federazione Italiana Società Urologiche. Nonostante i suoi benefici, questa pratica è ancora scarsamente diffusa in Italia per motivi diversi, ad esempio per la maggior difficoltà nel praticare e conoscere la tecnica chirurgica, oppure per gli insufficienti rimborsi previsti dai DRG del Sistema Sanitario Nazionale, che non bastano a coprire le spese e variano tra le Regioni.
E’ difficile poter trarre quindi delle stime efficaci sugli esiti dell’utilizzo del laser nelle ipertrofie prostatiche benigne. Conclude, infatti, il prof. Breda precisando che “l’impatto in generale dell’utilizzo di questa tecnica non è stato così significativo proprio perché oggi è usata solo in particolari casi”.
Glossario:
- Endoscopico: intervento che non genera ferite nel paziente, ma utilizza un canale naturale per entrare nel corpo, esempio uretra.
- Chirurgia Laser: tecnica terapeutica basata sull’impiego del laser, un apparecchio in grado di convogliare in uno spazio limitato una quantità elevata d’energia sotto forma di radiazioni luminose. Talmente preciso da poter essere utilizzato come un bisturi.
Fondazione per la Ricerca in Urologia
All about Prostate Cancer (Ohio State University CCC)
Europa Uomo
Federazione Italiana INCOntinenti
Società Italiana di Andrologia
Deficit erettile
The Online World of Oncology
European Cancer Patient Coalition
Federazione italiana delle associazioni di volontariato in Oncologia
Brochure per pazienti sulla Robotica in Urologia
World foundation of urology
Exposanità – 17° Mostra Internazionale al servizio della sanità e dell’assistenza