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“Immaginiamo un tubo idraulico di gomma. Se esiste un difetto di costruzione con il tempo e l’uso si logora, perdendo l’aspetto compatto e regolare, e manifesta dei rigonfiamenti localizzati dove la parete è più fragile. Si può intervenire allora tamponando la parte danneggiata per evitare il rischio di perdite, ma nella peggiore delle ipotesi, il tubo in quel punto si può rompere con la conseguente perdita d’acqua…” con questa semplice immagine il Dott. R. Marina (Neuroradiologo esperto di Terapia Endovascolare presso l’Ospedale San Gerardo di Monza) spiega cos’è un aneurisma cerebrale, quali possono essere gli effetti di una sua rottura: l’emorragia meningea, e come oggi si può intervenire, sia utilizzando la micro-neurochirurgia sia il trattamento endovascolare.
La prima tecnica di cura prevede l’apertura del cranio e la manipolazione del cervello, il secondo si realizza dall’interno dei vasi mediante l’inserimento di un sottile catetere nell’arteria femorale, che il neuroradiologo dirige nella parte malata della parete vascolare intra-cranica. La tecnica si è sviluppata all’inizio degli anni ottanta a Parigi, presso la Fondazione Rothschild, con la chiusura dell’aneurisma cerebrale mediante palloncini in lattice. In seguito si sono sostituiti i palloncini con le spirali in platino a distacco controllato, inventate dal prof. Guglielmi, simili a sottilissimi gomitoli che vengono introdotti all’interno dell’aneurisma occupandone naturalmente lo spazio.
Grazie ai risultati di un recente studio l’ISAT, International Subarachnoid Aneurysm Trial, avviato su un largo campione di pazienti sottoposti comparativamente ai due diversi trattamenti al fine di studiarne i risultati nei sette anni successivi, con le tecniche statistiche controllate della “medicina dell’evidenza”, che si fonda sui fatti osservati e analizzati, precisa il dott. Marina, spiegando appunto i pro e i contro di queste due tipologie d’interventi.
La velocità dell’intervento, dalle tre ore di media alla mezz’ora; la riduzione delle percentuali di decesso e invalidità grave ad un anno, il 23,5% con il trattamento endovascolare rispetto al 30% con intervento chirurgico, la riduzione di crisi epilettiche; una generale condizione di vita migliore; una riduzione con entrambi i trattamenti d’episodi di ri-sanguinamenti, (anche se lievemente più probabili in caso di trattamento endovascolare); tutti questi dati emersi dallo studio ISAT sono alcuni dei motivi che oggi stanno convincendo sempre di più all’utilizzo dell’intervento endovascolare, rispetto alla chirurgia tradizionale.
L’aneurisma cerebrale è quindi una dilatazione, in genere dalla forma a palloncino, della parete di un'arteria situata in una particolare zona del cervello. Si manifesta per un disturbo della parete vascolare che si può indebolire come il tubo di gomma che si usura. La parete malata dell’aneurisma è “come carta velina bagnata più predisposta quindi alla rottura”. Nel caso in cui questa parete delicata si deteriora fino a rompersi, avviene l’emorragia, ovvero una perdita di sangue che indistintamente occupa tutti gli spazi della scatola cranica. La rottura di un aneurisma determina sempre questo tipo d’emorragia, che si definisce “subaracnoidea”, nel mezzo di quel foglietto meningeo molto sottile che ricopre la superficie del cervello e penetra come una ragnatela appunto, accompagnando i vasi nei profondi anfratti cerebrali. Il dott. Marina precisa che le cause di un aneurisma cerebrale e le possibili emorragie che ne conseguono non sono sempre ben determinabili. Esiste una predisposizione genetica per le persone che soffrono di malattia renale policistica, ma le forme più comuni sono spesso determinate da predisposizione sporadica alla malatia e da abitudini di vita sbagliate: il fumo di sigaretta, la pressione arteriosa alta, l’accumulo di grasso eccessivo e lo stress. “E’ stato osservato, dai casi che arrivano in ospedale, che è la malattia che si manifesta acutamente più spesso nei mesi dei cambi di stagione, con determinate condizioni atmosferiche e nel week-end” precisa il dott. Marina, “in quanto è forse il momento in cui il soggetto allenta la reattività”. L’episodio si manifesta senza particolari sintomi d’allarme, se non vaghi, come un violento mal di testa improvviso, vomito, nausea, e in caso estremo anche perdita dei sensi fino al coma.
Una volta diagnosticata la malattia occorre procedere velocemente con la chiusura dell’aneurisma secondo i due trattamenti utilizzati, quello chirurgico o endovascolare, per prevenire un’ulterore emorragia devastante.
La scelta della tecnica, è fondamentale ricordarlo sempre e comunque, varia per il diverso scenario clinico e strutturale dell’aneurisma perchè “ogni singolo paziente è un’esperienza diversa che la natura presenta come sfida alla conoscenza medica” come conclude il dott. Marina ricordando le parole di un suo maestro.
Glossario:
- Meningeo: (da meninge) una delle tre membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, dette, distintamente, pia madre, aracnoide e dura madre.
- Ematoma: raccolta di sangue fuoriuscito dal sistema circolatorio.