Federazione Italiana di Cardiologia
Società Italiana di Cardiologia Pediatrica
Association for European Pediatric Cardiology
Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri
European Society of Cardiology
Società Italiana Cardiologia Invasiva
Associazione Italiana Tecnici di Radiologia Interventistica
Federazione Nazionale Collegi Infermieri
The Society of Cardiovascular Angiography and Interventions
Società Italiana di Pediatria
Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare
Congenital Cardiology Today
Società Italiana Cardiologia Ospedalità Accreditata
Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane
PubMed
Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali
Istituto Superiore di Sanità
Unione Nazionale Medico Scientifica d'Informazione
Accademia Nazionale di Medicina
Società Italiana di Chirurgia Cardiaca
« XIII World Congress on Cardiac Pacing and Electrophysiology | Main | MEMO 2007 »
Le industrie produttrici di strumentazioni mediche collaborano sempre più con gli Istituti medici. E’ l’esempio dell'Ospedale di San Donato Milanese, il cui gruppo di Cardiologia Interventistica ha da poco pubblicato una ricerca sull'utilizzo di un nuovo device per interventi di chiusura percutanea di difetti cardiaci congeniti, i difetti interventricolari (DIV), per i quali il nuovo dispositivo, introdotto tramite catetere, ha mostrato caratteristiche morfologiche e di adattabilità decisamente più eclettiche rispetto ai dispositivi precedenti.
Il Dr Butera, medico presso il Dipartimento di Cardiologia Pediatrica e Malattie congenite nell’adulto del Policlinico di San Donato, spiega che “I DIV consistono in un foro nella parete che divide il ventricolo sinistro da quello destro (setto interventricolare). Tale difetto permette al sangue di passare dal ventricolo sinistro, dove c’è una pressione superiore, a quello destro: il ventricolo sinistro si svuota in aorta ed invia una certa quantità di sangue nel ventricolo destro e quindi nell’arteria polmonare. In genere questo buco si chiude spontaneamente nei primi anni di vita; se questo non avviene allora si deve parlare di malattia cardiaca congenita.”
Il difetto interventricolare rappresenta la malformazione cardiaca più diffusa, rappresentando circa il 30% di tutte le cardiopatie congenite (fonte: Giornale Italiano di Cardiologia Pratica).
Un DIV piccolo non genera alcun problema al bambino ed è riscontrato tramite l’unico segno visibile: un soffio cardiaco. E’ importante, spiega il Dr Butera, “misurare le dimensioni del foro e la pressione e quantità di sangue che affluisce mediante questa anomala comunicazione.”
In relazione alle dimensioni del foro variano i segnali d’allarme e la gravità del difetto.
I segnali d’allarme che i genitori devono prendere seriamente in considerazione, per richiedere gli accertamenti, precisa il Dr Butera, sono: “Una crescita rallentata del bambino, difficoltà respiratorie, come un respiro affannato, difficoltà di suzione nei lattanti o di alimentazione, e ricorrenti infezioni respiratorie polmonari”. Gli esami da effettuare sotto stretto controllo medico comprendono l’elettrocardiogramma, la radiografia del torace, e l’ecocardiografia (in particolare l’ecografia bidimensionale associata ad un color doppler); tutti esami semplici e non invasivi. Altre indagini diagnostiche sono invece un po’ più complesse come il cateterismo cardiaco, svolto in anestesia locale e consiste nell’inserimento di un catetere nella vena e uno nell’arteria femorale che raggiungono il cuore. Questo esame permette di valutare il rapporto tra la portata polmonare e quella sistemica, le resistenze polmonari, nonché dimensione e sede del DIV.
In base ai risultati ottenuti con gli esami si deve decidere per l’intervento più appropriato.
Il cateterismo cardiaco ha subito negli ultimi 15 anni una progressiva ed importante trasformazione, da esame con funzione puramente diagnostica da eseguire prima di un intervento chirurgico, ad esame interventistico con l’obiettivo di correggere le malformazioni anche su pazienti molto piccoli. Ricorda il Dr Butera di un’operazione su un bambino di pochi mesi: “era arrivato da noi in ospedale a seguito dell’intervento di chiusura chirurgica, dopo il quale era avvenuto un parziale distacco dell’elemento impiantato dalle strutture intracardiache. Le condizioni erano critiche, il bambino era intubato e sottoposto a terapia intensiva. Grazie all’intervento di chiusura percutanea, utilizzando un device di pochi millimetri, siamo riusciti a salvare il bambino e a risolvere il difetto.”
La chiusura percutanea dei DIV presenta vantaggi importanti quali l’assenza di cicatrici, la riduzione della degenza a soli due giorni, assenza, nella maggior parte dei casi, di terapia intensiva, e riduzione netta della convalescenza.
Tutti questi vantaggi sono stati anche dimostrati nello studio appena concluso e presentato dal Dr Butera su un campione di 104 pazienti, con età media di 14 anni, osservati per 7 anni dalla chiusura percutanea con il device del foro interventricolare. Tale esperienza ha registrato un continuo miglioramento.
Circa il 96% degli interventi sono mostrati del tutto soddisfacenti e ben riusciti. Le complicazioni generate (11,5%) si sono risolte nella maggior parte dei casi. La complicanza più grave è stata il blocco totale intraventricolare accusato in 6 pazienti.
Il DIV più frequente è quello perimembranoso, localizzato nella parte alta del setto vicino alla aorta, con il rischio di interferire con la valvola aortica impiantando un dispositivo occlusore in quella sede. Mentre in passato questo intervento era lasciato alla chirurgia tradizionale, oggi, con dispositivi detti “eccentrici” si effettua anche questo tipo di occlusione. Il device attualmente disponibile è il risultato di almeno dieci anni di studi e nasce dalla collaborazione fra industria e clinica. Il disco che viene posizionato ed impiantato nel foro è di solo 1 mm, evitando così di danneggiare la valvola aortica.
Il Dr Butera spiega però che oggi non sono molti gli ospedali in Italia ad utilizzare questa pratica. In effetti l’uso clinico a livello internazionale di questo dispositivo è iniziato due anni fa, e proprio l’esperienza dell’ospedale di San Donato è la più ampia d’Europa. Il primo Registro Europeo sulla chiusura percutanea dei DIV, concluso questo Novembre, ha avuto come coordinatore il Dr Carminati, Direttore di Cardiologia Pediatrica presso l’Ospedale di San Donato a Milano.
Glossario:
- Device: dispositivo