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Le Malformazioni Artero Venose cerebrali sono una patologia che non permette al sangue di ossigenare il cervello perchè transita troppo velocemente tra arteria e vena a causa della mancanza di un letto capillare interposto.
Generalmente i sintomi delle MAV sono evidenti fin dalla nascita, ma a volte si manifestano tardivamente nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Nella maggior parte dei casi la massima potenzialità evolutiva si esprime all’epoca della pubertà, con un notevole aumento di dimensioni, mentre in seguito la malformazione mostra un’espansione molto lenta.
Tuttavia le ripercussioni delle MAV possono rendersi clinicamente evidenti e subire un progressivo aggravamento nel corso degli anni, anche in assenza di un effettivo accrescimento della malformazione stessa (Venous malformations. Progresses in diagnostics and therapy Flebologia. Stillo F et al.). Proprio per queste ragioni sono spesso i bambini o gli adolescenti i principali “pazienti” del neuroradiologo interventista.
“Le MAV cerebrali sono delle alterazioni localizzate della struttura di alcuni vasi del cervello che avvengono quando la comunicazione fra arteria e vena avviene senza un letto capillare interposto. Il sangue quindi passa velocemente senza permettere lo scambio di ossigeno al cervello. Queste arterie hanno una parete fragile che si può facilmente rompere generando quindi il sanguinamento, che risulta essere uno dei sintomi della presenza di questo disturbo” spiega il prof. Alfredo Casasco, primario neuroradiologia interventistica presso la clinica Nostra Signora del Rosario di Madrid.
Altri importanti sintomi sono rappresentati da crisi epilettiche, forti mal di testa, svenimenti improvvisi, difficoltà di comunicazione, alterazioni alla vista, difficoltà di movimento, a seconda di dove è localizzata la malformazione. Esistono però dei casi in cui la MAV è situata in una zona cosiddetta “muta” o silente, senza che venga compromessa alcuna funzione. In questo caso si provoca soltanto sanguinamento.
In Italia l’incidenza è stimabile in circa 600-800 nuovi casi l’anno (Epidemiologia e storia naturale delle MAV cerebrali, Pasqualin A. Riv Neuroradiol 15: 29-40, 2002) e che il massimo raggiungimento degli effetti delle MAV cerebrali si riscontrano in pazienti di vent’anni. Il tasso di mortalità piuttosto alto è dovuto principalmente al sanguinamento.
Negli ultimi anni sono state diversificate le possibilità di trattamento della MAV. Un tempo ad esclusiva della chirurgia a cielo aperto (intervento delicatissimo che apre la scatola cranica), dal 1987 si è iniziato a sviluppare un trattamento meno invasivo con un approccio endovascolare. Tramite un catetere inserito nell’arteria femorale si inietta una colla acrilica che determina l’occlusione di una parte o tutta la malformazione solidificandosi a contatto con il sangue. Questa procedura viene svolta in anestesia locale con paziente vigile, e in stretta collaborazione con i medici.
Questo tipo di trattamento è estremamente difficile e delicato perché praticato in una zona fragile ed importante: il cervello; viene quindi scrupolosamente preparato dal neuroradiologo interventista prima dell’intervento, mantenendo un contatto diretto con il paziente e nel caso di soggetti minorenni anche con i genitori. E’ molto importante infatti sviluppare, oltre che una grande capacità nello svolgere questa tecnica, anche una sensibilità tale da permettere un adeguato supporto emozionale e psicologico nei soggetti.
Questa tecnica è decisamente meno invasiva dell’approccio tradizionale, ma risulta essere tutt’oggi estremamente rara e complessa, affidata unicamente a medici esperti. In Italia e in tutto il mondo sono all’incirca state trattate 100.000 persone. L’iniezione della colla approvata dal Ministero della Sanità, il calcolo dell’esatta posizione del micro-catetere, la scelta della corretta diluizione e del tempo di rilascio, sono tutti particolari non facilmente standardizzabili. Prevale quindi la bravura e l’esperienza del medico oltre che la didattica.
Proprio per la delicatezza di questo intervento e per la gravità di una MAV non correttamente diagnosticata è importante effettuare gli esami corretti alla presenza dei sintomi. “Al sospetto di una malformazione artero venosa effettuare una TAC; una risonanza magnetica per conferma della malformazione; e una angiografia che stabilisce il luogo di presenza e l’entità del danno per riuscire ad identificare la corretta terapia e il giusto intervento” spiega il prof. Casasco.
Glossario:
- Neuroradiologo Interventista: è un medico specialista in Neuroradiologia che utilizza ad esempio la TAC, la Risonanza Magnetica, la tecnica endovascolare, per eseguire procedure mini-invasive adatte a diagnosticare o a curare una malattia
- Arteria: Vaso che contiene sangue proveniente dal ventricolo destro e sinistro del cuore
- Vena: Vaso che contiene sangue scorre in senso centripeto, dalla periferia al cuore