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I trasferimenti di residenza di italiani all’estero aumentano del 16% ogni anno e oltre uno su sei di coloro che hanno frequentato il programma Erasmus ha un’occupazione all’estero ad un anno dalla laurea (Censis, 2007). E’ il fenomeno della fuga dei cervelli che l’Europa, e l’Italia in particolare, sta subendo soprattutto in ambito di materie scientifiche a favore degli Stati Uniti. Sono oltre 400 mila gli europei laureati in materie scientifiche che vivono negli Stati Uniti e migliaia li raggiungono ogni anno. Solo il 13% ha intenzione di tornare (Commissione Europea, 2007).
Ad incentivare l’esodo sono le opportunità di carriera e gli stipendi che per un dottorato di ricerca negli Stati Uniti possono arrivare a 4000 euro rispetto agli 800 in Italia, ai 1100 in Germania e ai 1500 in Svezia.
A lasciare il Paese sono anche scienziati, ricercatori e professori che hanno trovato negli Stati Uniti opportunità di crescita per la propria ricerca come il prof. Pier Cristoforo Giulianotti primo a ricevere una cattedra in USA presso l’Università dell’Illinois, senza seguire il processo di formazione statunitense, per i suoi lavori sulla chirurgia mininvasiva basati anche sull’idea di espandere l’utilizzo della chirurgia robotica a tutto il corpo, in particolare al pancreas, fegato, stomaco, polmoni ed esofago.
Per sviluppare queste conoscenze in Italia Giulianotti ha comunque voluto avviare un’attività anche in Italia dove ha creato una scuola di chirurgia robotica a Grosseto che mira ad essere “un grande centro di riferimento internazionale” spiega il professore.
“In USA la velocità di diffusione della robotica in USA è molto più veloce. Quando si vede che una terapia è migliore il cambiamento è veloce. In Italia il sistema è più lento ad adattarsi per via della diffidenza. Gli americani più abituati alla tecnologia: ad esempio per l’utilizzo del robot per la prostatectomia non ci sono dubbi“ afferma Giulianotti
La fuoriuscita dei cervelli verso gli Stati Uniti spiega anche come i brevetti statunitensi siano il 78% in più di quelli europei che sono particolarmente carenti nel settore biotech.
Per capire questo esodo è quindi utile capire le differenze con il sistema sanitario e di formazione statunitense.
Il finanziamento della ricerca è un tema centrale per poter promuovere le attività di ricerca in Italia e convincere i cervelli italiani a restare.
Il target posto dalla Commissione Europea è per gli Stati membri di spendere il 3% del PIL in ricerca, ma solo la Finlanda e la Svezia hanno raggiunto questo obbiettivo. Per raggiungere questo valore la Comunità Europea nel suo complesso dovrebbe aumentare la propria spesa dell’otto per cento annuo. Il doppio rispetto al 4,5% avuto negli ultimi dieci anni. A rendere più preoccupante il quadro, in Italia la spesa pubblica sulla ricerca è addirittura calata nel decennio.
L’importo dei finanziamenti non è l’unica differenza. “Negli Stati Uniti il finanziamento delle attività di ricerca è più trasparente e diretto. Ad esempio, per tutti i pazienti curati dall’ospedale dell’Università in cui lavoro qualcuno paga sempre. Che sia il paziente, l’assicurazione o lo Stato per i nullatenenti“ - segnala il dott. Fabio Sbrana, collaboratore di Giulianotti - “i soldi vanno direttamente all’Università perché possa reinvestirli nelle risorse umane e tecniche. Questo finanziamento diretto delle attività è ciò che è mancato in Italia”.
In Italia il sistema sanitario è complesso e varia da regione a regione. Per quanto riguarda la Toscana il dott. Sbrana spiega che “nelle città non universitarie la regione distribuisce fondi su base pro-capite, non esiste quindi un incentivo diretto a erogare prestazioni e non vengono così premiati gli istituti che come la scuola di Grosseto attrae molte persone per le sue cure. Questo a differenza delle città universitarie dove le aziende ospedaliere vengono rimborsate per prestazione tramite il sistema dei DRG.
La scuola di Grosseto si autofinanzia grazie ai corsi di robotica e chirurgia mininvasiva e ha sempre tenuto un bilancio in attivo anche grazie ad un finanziamento del Monte dei Paschi di Siena che ha permesso l’acquisto dei robot.”
Il finanziamento della ricerca e la loro trasparenza verso gli istituti che erogano effettivamente prestazioni e formazione sono centrali alla crescita della ricerca scientifica in Italia ma lo è anche la creazione di opportunità di crescita professionale dei giovani se solo nove su 18 mila docenti oggi in Italia sono sotto i 35 anni.