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Il 58% dei pazienti che hanno subito una prostatectomia radicale laparoscopica con l’utilizzo del robot, hanno ripreso la propria attività sessuale a ben sei mesi dall’intervento, secondo quanto risulta dallo studio avviato all’ Istituto Europeo di Oncologia di Milano dal Novembre dello scorso anno e presentato dal Prof. Ottavio De Cobelli, Direttore Divisione Urologia IEO, per arrivare ad una ripresa a 12 mesi di circa il 70%.
Risale infatti al Novembre 2006 il suo primo intervento in chirurgia robotica mini invasiva: una prostatectomia radicale realizzata, non a caso, proprio su un ingegnere di cinquantacinque anni incuriosito dalla tecnica di chirurgica robotica.
“Considerando che il robot permette movimenti cinque volte più precisi e delicati rispetto alle mani nude del chirurgo, viene assicurata una ripresa più veloce e con meno traumi post operatori, quali incontinenza e disfunzioni erettili, inoltre la durata di degenza post intervento con il robot diminuisce di quasi il 50%, passando da un tempo medio di ricovero di 4 giorni con chirurgia tradizionale, ai 2 giorni e mezzo circa con operazione robot-assisted” chiarisce il prof. De Cobelli.
Grazie all’estrema precisione del braccio del robot, che consente di effettuare movimenti più delicati rispetto alla mano del chirurgo, è possibile riconoscere e risparmiare quelle strutture nervose che permettono la funzione erettile del pene. Infatti le innervazioni del corpo cavernoso risiedono proprio intorno alla prostata, per questa ragione nei trattamenti di prostatectomie (sia con chirurgia tradizionale che laparoscopica) uno dei rischi maggiori è quello di avere impotenza post operatoria e disturbi alle funzioni erettili. La preservazione dei nervi cavernosi e il recupero della funzione erettile dopo la prostatectomia radicale sono ancora oggi tra gli argomenti più dibattuti per quanto riguarda le comparazioni tra le diverse tecniche di prostatectomia attualmente disponibili.
E’ necessario risparmiare le parte fasciali dove risiedono questi nervi, senza però perdere di vista l’importanza primaria dell’intervento: asportare o rimuovere il tumore. Esistono tecniche di nerve sparing (risparmio dei nervi) che però sono ancora fonte di dibattito.
Spiega il prof. De Cobelli che “il rischio è che, agendo con l’obiettivo di non compromettere l’attività sessuale del paziente, si salvaguardino i fasci nervosi ma che non vengano del tutto eliminati i residui di cellule tumorali: ottima prestazione quindi come nerve sparing, ma non altrettanto soddisfacente come prestazione oncologica.”
Per decenni, la tecnica di risparmio dei nervi cavernosi si è basata sui principi anatomici e chirurgici descritti da Patrick Walsh per la prostatectomia radicale retropubica in chirurgia tradizionale. Questa tecnica è largamente usata in tutto il mondo ma i tassi di potenza erettile a un anno dopo questo intervento oscillano tra il 40 e l’86% (Montorsi F, Briganti A, Salonia A, Rigatti P, Burnett AL. “Current and future strategies for preventing and managing erectile dysfunction following radical prostatectomy”).
Si sono pertanto affinati gli studi per riuscire a migliorare la preservazione dei nervi cavernosi usando le potenzialità di ingrandimento ottico tramite la tecnica laparoscopica, ma è risultato, come intervento di nerve sparing, molto difficile da eseguire anche in mani esperte, con risultati in termini di recupero della funzione erettile simili a quelli ottenuti con la chirurgia tradizionale.
Si è giunti così all’utilizzo della stessa tecnica introducendo il robot in sala operatoria, così da avere maggior precisione, grazie al campo tridimensionale, e miglior movimento, considerando che il braccio del robot imita i movimenti della mano del chirurgo con una superiore ampiezza di movimento e roteazione. I risultati sono stati vantaggiosi. I dati pubblicati indicano un tasso di ripresa della potenza sessuale a 12 mesi dall’operazione pari al 70-75% con tecnica nerve sparing standard (Ficarra V, Cavalleri S, Novara G, Aragona M, Artibani W. “Evidence from robot-assisted laparoscopic radical prostatectomy: a systematic review”) .
Considerando che l’utilizzo del robot permette di effettuare una chirurgia millimetrica questa tecnica è stata ulteriormente migliorata così da preservare una maggiore quantità di fibre nervose difficilissime da ottenere con la sola chirurgia tradizionale o laparoscopica. I risultati ad una anno dall’intervento sono pari al 70% di ripresa di potenza sessuale, al 90% dopo 2 anni, e al 100% dopo 5 (Menon M, Shrivastava A, Kaul S, Badani KK, Fumo M, Bhandari M, Peabody JO. "Vattikuti Institute prostatectomy: Contemporary Technique and analysis of results").
Con questi risultati estremamente soddisfacenti, il paziente oncologico che ha subito una prostatectomia radicale in chirurgia mini invasiva robotica, ha così recuperato la qualità della sua vita, con una ripresa, oltre che dell’attività sessuale, anche dell’incontinenza, a 12 mesi dall’intervento, del 88%, ma ricorda il prof. De Cobelli che l’obiettivo di un intervento di questo tipo dev’essere sempre la rimozione del tumore, a seguire poi la limitazione dei rischi: dall’ incontinenza post operatoria alla riduzione della potenza sessuale. Una prostatectomia con chirurgia mini invasiva robotica, così come altre tecniche, non si può praticare su tutti i pazienti, è quindi fondamentale avere sempre una corretta valutazione oncologica.
Glossario:
- Prostatectomia radicale: l’intervento chirurgico che prevede l’asportazione in blocco della prostata e delle vescicole seminali
- Nerve Sparing: tecnica chirurgica che prevede di risparmiare i nervi responsabili dell’erezione che passano molto vicino alla prostata.
Fondazione per la Ricerca in Urologia
All about Prostate Cancer (Ohio State University CCC)
Europa Uomo
Federazione Italiana INCOntinenti
Società Italiana di Andrologia
Deficit erettile
The Online World of Oncology
European Cancer Patient Coalition
Federazione italiana delle associazioni di volontariato in Oncologia
Brochure per pazienti sulla Robotica in Urologia
World foundation of urology
Exposanità – 17° Mostra Internazionale al servizio della sanità e dell’assistenza