Radiochirurgia
CyberKnife Society
Associazione Italiana Radio-Terapia oncologica
L'Associazione Italiana di Neuro-Oncologia
Società Italiana di Neurochirurgia
European Society for Therapeutic Radiology and Oncology
European School of Oncology
American Society for Therapeutic Radiology And Oncology
Journal of Neurosurgery
Neurosurgery
International journal of radiation oncology biology physics
Fondazione IRCCS Istituto Neurologico "Carlo Besta"
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Le evoluzioni in campo medico spesso sono state evoluzioni di metodologie studiate dagli specialisti che impiegavano quelle precedenti. Quando le nuove metodologie appartengono a gruppi di medici di specialità diverse interviene la necessità di collaborare e di confrontarsi, un’abitudine ancora poco diffusa. Un esempio in questo senso è la radiochirurgia nel corpo.
La radiochirurgia è una terapia che impiega radiazioni ionizzanti per scopi medici, in particolare nel trattamento di tumori o il controllo di cellule maligne.
Si impiega per tumori ben definiti di dimensioni piccole-medie (<5cm), in alternativa alla chirurgia tradizionale. Il maggior vantaggio di questa procedura è la sua non invasività che nella maggior parte dei casi non richiede un ricovero post-operatorio.
La radiochirurgia è stata per molto tempo utilizzata per il trattamento dei tumori intracranici per via dei limiti fisici delle attrezzature impiegate. Oggi è utilizzata per il trattamento dei tumori anche al di fuori del cervello. In particolare per i polmoni, il mediastino, il fegato, il pancreas, i reni e la regione pelvica.
La maggior innovazione che ha permesso questa evoluzione è stata quella di poter seguire gli organi anche in movimento in modo da non dover immobilizzarli. Questa è una funzionalità essenziale anche per zone per le quali esistono sistemi di immobilizzazione come per la colonna vertebrale dove è stato dimostrato che può muoversi lo stesso di alcuni millimetri (Erasmus MC – D. Den Hoed Center, Dr. Mischa Hoogeman) causando potenziali lesioni a tessuti sani.
L’organo forse più complesso è il polmone a causa del movimento continuo e della lesione durante il ciclo respiratorio, oggi studi preliminari dimostrano che la radiochirurgia robotica può essere una valida alternativa alla chirurgia convenzionale. “In genere la radiochirurgia può essere impiegata in presenza di localizzazioni tumorali in sedi ben definite per volume e morfologia”, spiega la dott.ssa Laura Fariselli dell'Istituto Neurologico C. Besta di Milano.
Alla base dell’introduzione della radiochirurgia è necessaria una collaborazione tra diverse aree mediche che possano valutare assieme le differenze tra diverse tecniche di operazione per una certa patologia. “Ma il rapporto tra i medici è molto difficile”, dichiara Fariselli, “non c'è molto scambio culturale tra diverse discipline, solo qualche raro congresso. Per la radioterapia, ad esempio, quello dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica dove i radioterapisti hanno parlato delle nuove tecnologie disponibili. La multidisciplinarietà è quindi ancora solo un bel sogno.”
“Anche la Francia, Paese natale della radioterapia, è nella stessa situazione e infatti ha investito per i propri ospedali in questo campo solo l’anno scorso”, dice Fariselli.
“La collaborazione è possibile ed a dimostrarlo è la collaborazione tra diversi ambiti medici nel campo dei trapianti”, continua Fariselli. “L'evoluzione delle tecniche di radioterapia è avvenuto in modo troppo rapido per essere recepiti e solo i Paesi più abituati a valutare le innovazioni tecniche come gli Stati Uniti hanno già utilizzato in modo più esteso la radioterapia e radiochirurgia”.
Glossario:
Radioterapia: una terapia consistente nell'utilizzo di radiazioni ionizzanti per scopi medici.
Radiochirurgia: impiega dosi di radiazioni molto maggiori della radioterapia orientate con precisione submillimetrica per distruggere la massa tumorale