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case study

La scelta degli accertamenti da eseguire /4
Leggete il seguente caso e ipotizzate gli accertamenti da seguire. A. G., 57 anni, di sesso maschile. Coniugato, 2 figli in apparente buona salute, laureato, insegnante, fumatore (5-10 sigarette al giorno da 30 anni). In anamnesi: sottoposto 30 anni fa...

pubblicazioni scientifiche

Minima invasività della prostatectomia radicale laparoscopica: sogno o realtà?
F.Greco et Al Urologia Vol. 75 no.3, 2008/pp.156-163 Lavoro scientifico che espone il risultato di uno studio prospettico non randomizzato sui traumi chirurgici della prostatectomia radicale laparoscopica ed open in 430 pazienti. Scarica la pubblicazione...

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Urologia

Le patologie legate a problemi urologici possono essere curate con sistemi poco invasivi che minimizzano gli effetti collaterali.

L’Italia seconda al mondo per la chirurgia robotica

L’Italia è al secondo posto al mondo dopo gli Stati Uniti per la diffusione della chirurgia robotica. Sono infatti 1585 i casi trattati in 29 ospedali in Italia alla fine dello scorso anno. A detenere il primato sono gli Stati Uniti che su 719 sistemi installati in giro per il mondo hanno 545 robot da sala operatoria a confronto dei 119 in Europa. L’Italia supera anche Francia (18 ospedali con un robot in sala operatoria), Germania (13) e Regno Unito (9) dimostrando una forte predisposizione all’innovazione in campo sanitario.


A sancire questo primato è stata anche la prestigiosa Minimally Invasive Robotic Association (MIRA) che ha deciso di tenere l’incontro annuale del 2008 in Italia e assegnare la presidenza ad un italiano, il prof. Pier Cristoforo Giulianotti.
Durante l’evento, che si terrà a Roma dal 24 al 26 gennaio, professionisti da tutto il mondo si confronteranno per discutere dei nuovi traguardi della chirurgia robotica in campi ormai assodati come l’urologia, la chirurgia generale e le sue nuove applicazioni in ginecologia, chirurgia toracica, otorinolaringoiatria e chirurgia pediatrica.


“La vera ragione per la quale l’Italia è seconda è che nel resto d’Europa si è diffusa molto di più la chirurgia laparoscopica. In Italia la laparoscopia tradizionale si è diffusa lentamente a causa di una curva di apprendimento lunga che richiede tra i 60 e 70 interventi e dalle complicanze a cui non si era più abituati per certi tipi di operazioni. Questo però è uno dei motivi principali che ha permesso la diffusione della chirurgia robotica a differenza della Francia dove invece i medici già abituati alla chirurgia laparoscopica sono meno propensi a cambiare”. A spiegarlo è Vincenzo Ficarra, professore associato di urologia presso l’università degli studi di Padova.


I vantaggi della chirurgia robotica in urologia sono ormai dimostrati dai dati ad esempio sugli interventi di prostatectomia radicale. Proprio il prof. Ficarra anticipa alcuni dati di prossima pubblicazione: “confrontando due gruppi di pazienti - 84 operati in chirurgia robotica da parte del prof. Walter Artibani e 82 in chirurgia aperta – presso la clinica urologica di Padova tra il febbraio 2006 e 2007, sono stati verificati dati migliori su tutti gli aspetti relativi al periodo post operatorio. Ad esempio, la continenza immediata si verifica nel 70% dei casi di intervento con il robot e solo il 30% nel caso di chirurgia aperta. Coloro che sono incontinenti lo sono per un mese e mezzo in caso di chirurgia robotica e non tra i tre ed i quattro mesi come nel caso della chirurgia aperta. Infine la potenza erettile è mantenuta nel 70% dei casi a confronto del 50%. Questo sempre a parità di risultato dal punto di vista oncologico”.


Si capisce quindi il motivo per cui la chirurgia robotica è principalmente utilizzata in campo urologico per via della prostactectomia radicale. A frenare la diffusione in Italia secondo il prof. Ficarra “non è certo il disinteresse da parte dei medici che vengono ogni settimana da ospedali di tutta Italia a vedere la procedura”, né lo è il tempo di apprendimento “che richiede tra i 15 ed i 16 interventi anche senza esperienza in campo di chirurgia laparoscopica”. A limitarne la diffusione è invece il costo dei robot che “richiede un alto volume di interventi e sono destinati quindi ai grandi ospedali”. Questo è il motivo probabilmente per il quale solo 29 ospedali su 1500 hanno oggi iniziato ad operare con la chirurgia robotica.


L’obiettivo dovrebbe quindi essere condividere i robot tra più reparti in modo da poterli ammortizzare i costi e utilizzarlo appieno per curare patologie diverse.




Glossario:

chirurgia laparoscopica: chirurgia praticata praticata tramite l'inserimento degli strumenti operatori all'interno di fori praticati nel paziente.
chirurgia robotica: chirurgia praticata mediante l'ausilio di un robot che permette di muovere gli strumenti all'interno del paziente inseriti per mezzo di fori.
curva di apprendimento: la curva che visualizza il numero di interventi necessari per apprendere una determinata tecnica.

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