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ab medica ha inviato un sondaggio a un campione di persone che operano nella Sanità per acquisire informazioni per la prossima realizzazione di un Forum della Sanità on line.
I risultati sono visibili sul sito di ab medica. La maggioranza degli intervistati utilizza l’email, ritiene importanti la formazione e l’organizzazione degli ospedali, consulta riviste mediche on line e accede a database di pubblicazioni scientifiche. Una valutazione significativa è stata attribuita ai pareri clinici su casi particolari e alle metodologie di intervento. Infine, l’affinità con i colleghi è sviluppata in prevalenza tra gli appartenenti alla stessa branca o con lo stesso ruolo. Le fonti di informazione on line consultate sono molte e tra loro differenziate. La prima versione del “Forum: il Futuro della Sanità” sarà on line nel mese di aprile e accessibile, per coloro che saranno registrati, dal sito www.abmedica.it. Colgo l’occasione per ringraziare chi ha risposto al sondaggio fornendo un prezioso contributo.

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La Grande Guardia per difendere dall'ictus

L’ictus cerebrale in Italia rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, e la prima causa assoluta di disabilità.
Quando una persona viene colpita da un ictus, la prognosi, ovvero la probabilità di recupero, dipende dalla rapidità della diagnosi e dell’intervento. Decisiva è l’attività nelle prime fasi della patologia. Per questo motivo, è necessaria l’adozione di un modello organizzativo che permetta di sfruttare al massimo le professionalità presenti sul territorio.

Nella regione francese dell’Île-de-France, il problema è stato affrontato e risolto cinquanta anni fa, attraverso l’adozione di un struttura chiamata Grande guardia. Si tratta di un particolare modello organizzativo che permette la massimizzazione delle risorse: “Gli ospedali che godono di strumenti ad elevata tecnologia per effettuare interventi endovascolari si consorziano e a turno si rendono disponibili per intervenire in urgenza su emorragie subaracnoidee e ictus ischemici”, spiega il dottor Francesco Scomazzoni, neuroradilogo al San Raffaele di Milano. L’obiettivo primario della rete è di accelerare al massimo, dall’inizio dei sintomi, l’intervento chirurgico sul paziente. E di risolvere al più presto quelle patologie neurologiche, che in Italia, generalmente, vengono affrontate in elezione, attraverso l’attività progammata.
La Grande guardia è nata nel 1956, coinvolgendo inizialmente tre neurochirurgie e, da allora, non ha mai smesso di essere attiva. Ogni semestre, viene approvato un calendario delle guardie, che coinvolgono sette ospedali dell’ Île-de-France. Un giorno alla settimana, 24 ore su 24, un ospedale si rende disponibile per accogliere le urgenze neurochirurgiche dell’intera regione, che conta 13 milioni di abitanti.
Ma è possibile applicare questo modello in Italia? “Rappresenta uno strumento utile per affrontare le emergenze neurologiche, specialmente se venissero coinvolte anche le stroke unit”, dice il dottor Alfonso Ciccone dell’ospedale Niguarda di Milano. “Mettendole in rete, si potrebbe infatti garantire un’assistenza coordinata anche dopo l’intervento”.
"All’efficienza della Grande guardia contribuisce anche l’organizzazione sanitaria francese, che prevede che le strutture ospedaliere di una regione facciano capo ad un’unica amministrazione. Ciò rende di fatto più semplice mettere in rete e coordinare le neurochirurgie" dice il dottor Scomazzoni.

L’organizzazione degli ospedali dell’ Île-de-France poggia anche sul ricorso a tecnologie in grado di assicurare l’efficienza della rete. Nel 1994, nell’ambito delle neurochirurgie coinvolte nella Grande guardia, è stata creata TELIF, una rete di telemedicina che permette la trasmissione simultanea di voce e immagini. Nel quadro delle urgenze neurochirurgiche, le immagini radiologiche vengono trasmesse dalla struttura che per prima accoglie il malato alla neurochirurgia di guardia, consentendo che venga predisposta un’adeguata accoglienza a seconda della patologia e che vengano evitati i trasferimenti inutili. Nel caso in cui l’intervento chirurgico non sia indicato, infatti, il paziente viene indirizzato verso un servizio sanitario più appropriato. Il risultato è un abbattimento dei costi per i trasferimenti inutili e una diminuzione del carico di lavoro delle équipe mediche a tutto vantaggio dei trasporti urgenti.




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