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Gli angiomi vertebrali sono lesioni benigne presenti in una persona su dieci (10-12% della popolazione) formate da grasso e spazi vascolari delimitati da cellule endoteliali. Nella maggior parte dei casi non presentano sintomi (60% dei casi) per cui spesso sono individuati da “un’evenienza occasionale nel corso dell’esecuzione di risonanza magnetica di TC o di esami radiografici e molto spesso sono completamente asintomatici e privi di significato patologico” spiega il dott. Mario Muto Direttore U.O. complessa di Neuroradiologia presso l’Ospedale A.O.R.N. Cardarelli di Napoli.
Gli angiomi sono localizzati a livello dei corpi vertebrali in particolare nelle ultime vertebre toraciche e lombari e sono due volte più frequenti nelle donne.
Muto aggiunge “raramente possono essere dolenti o addirittura aggressivi complessivi, determinando una sintomatologia acuta, in questi casi la vertebroplastica rappresenta un ottimo trattamento sia a scopo antalgico sia a scopo di stabilizzazione del metamero. Nei casi complessivi la vertebroplastica può essere associata anche ad una embolizzazione per via arteriosa.”
La tecnica della vertebroplastica infatti è stata perfezionata negli ultimi 24 anni, dal 1984 quando Hervè Deramond ad Amiens la eseguì per la prima volta per un angioma espansivo vertebrale.
La vertebroplastica per-cutanea consiste nell’iniezione di cemento osseo radiopaco all’interno di un corpo vertebrale, attraverso un ago metallico con punta a becco di flauto, posizionato sotto guida angiografica.
La vertebroplastica comporta una significativa riduzione del dolore, pari al 90-95% nei pazienti affetti da osteoporosi e al 70-80% nei pazienti affetti da tumore con un tasso di complicazioni inferiore al 1%.
L’intervento di vertebroplastica ha lo scopo di alleviare il dolore e non di curare la malattia per cui è richiesta una terapia medica integrativa.
Nel 9-15% dei pazienti, può accadere che pur seguendo una corretta terapia integrativa per l’osteoporosi, si verifichi, in un periodo che va dai 7 giorni ai tre anni successi alla vertebroplastica, una nuova frattura in un’altra vertebra. In questi casi è comunque possibile intervenire sulla frattura con una nuova vertebroplastica.
Anche Muto dichiara che "i risultati di questa tecnica anche nel nostro reparto sono estremamente soddisfacenti, nel caso dei crolli porotici e degli angiomi rappresentano l’ 85%-90% dei successi, sicuramente un po’ meno il successo nel caso di trattamenti di lesioni vertebrali metastatiche.”
La tecnica è ormai molto diffusa e nei soli Stati Uniti sono circa 38.000 le vertebroplastiche eseguite in un anno (2002), con un aumento del numero di procedure del 28% da un anno all’altro.
In un singolo istituto come l’Ospedale Caldarelli di Napoli “vengono effettuati più di 100 trattamenti di vertebroplastica ogni anno per circa 200 metameri globali all’anno” spiega Muto.
Approfondimenti:
http://www.neuroradiologia.unibo.it/dispense_mat_didattico/Neuroradiologia%20da%20Neurochirurgia%20Clinica.pdf
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=4020
http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_pagineAree_88_listaFile_itemName_3_file.pdf
http://www.vertebroplastica.org/page2/page2.html
http://www.ospfe.it/index.phtml?id=2780