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Il meningioma è un tumore spesso benigno che si sviluppa nella scatola cranica in particolare nelle donne. Questo tumore tende a comprimere i tessuti sottostanti e può quindi creare la perdita della vista, dell’olfatto e della parola. Il tessuto cerebrale non è colpito direttamente, lo sono le meningi: i rivestimenti del cervello e del midollo spinale.
Il meningioma tende a crescere lentamente per cui i segni e sintomi possono inizialmente passare inosservati per aggravarsi in un tempo lungo.
Esistono diverse cure la prima delle quali è il non intervento nel caso in cui il meningioma sia piccolo e a crescita lenta. Il dott. Leopoldo Cosentini, neurochirurgo presso l’ospedale S. Bartolomeo di Vicenza, infatti afferma: “mi trovo a dire a pazienti se a voi non da fastidio avere questa lesione tornare da me tra cinque o dieci anni e dirmi c’è ancora è li e ferma ma non mi da fastidio.” Nel caso in cui il meningioma sia invece causa di sintomi marcati è spesso necessario intervenire in modo chirurgico. A seconda di dove sia localizzato il tumore sarà possibile asportarlo tutto o solo in parte e presenterà diversi livelli di rischio anche in funzione della vicinanza a parti importanti come il nervo ottico.
La difficoltà d’intervento per un tumore alla scatola cranica è molto elevata per la vicinanza ai centri vitali e a volte i medici escludono spesso la chemioterapia per la scarsa efficacia dei farmaci antitumorali a livello celebrale.
Un ultima tecnica di intervento è la radiochirurgia che permette di indirizzare dei raggi sulle parti di tessuto da eliminare senza incisioni sulla pelle.
La radiochirurgia non richiede né ricovero né anestesia e permette di visualizzare l’interno del cranio tramite i raggi x.
I risultati di un intervento di questo genere non rende possibile vedere gli effetti immediati sul paziente, tuttavia, come dichiara Cosentini “dopo un trattamento radiochirurgico è frequente vedere che gli esami di controllo a distanza di alcuni mesi con la risonanza TAC mostrino un tumore che cambia. Per esempio assume un aspetto che fa pensare che dentro questo tumore ci sia il processo necrotico di degenerazione”.
La precisione in questa tecnica è molto elevata e il margine di errore è inferiore al decimo di millimetro. Il paziente vede solo la macchina che scorre sopra mia testa in più fasi.
Tuttavia il dott. Federico Colombo, neurochirurgo presso l’ospedale S. Bartolomeo di Vicenza, sostiene che “come tutte la tecniche chirurgiche non è una panacea, una tecnica che può essere applicata per qualsiasi tipo di paziente e qualsiasi tipo di indicazione,” ed aggiunge “in un epoca in cui i pazienti si informano e sono particolarmente coscienti dei loro problemi, si può incontrare qualche difficoltà nello spiegare la somministrazione di raggi x con dosi molto elevate.’’