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ab medica organizzerà il prossimo 19 maggio all’Hotel Four Seasons a Milano il secondo incontro sul tema del “Futuro della Sanità”. Sarà l’occasione per condividere esperienze tra i protagonisti del mondo della Sanità nei diversi settori di responsabilità. Dopo un mio breve discorso di introduzione sono previsti gli interventi di Paolo Ferrazzi, Direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca Cardiovascolare, Ospedali Riuniti di Bergamo, del dottor Eugenio Quaini, coordinatore dell'Osservatorio della Società Italiana di Cardiochirurgia e consulente scientifico di ab medica e la presentazione del Social Forum on line della Sanità e dello sviluppo delle reti sociali in atto da parte di Casaleggio Gianroberto, presidente di Casaleggio Associati. Il Forum on line prevede sin dall’inizio la partecipazione di circa 600 professionisti della Sanità. L’auspicio è che cresca nel tempo diventando un punto di riferimento per lo sviluppo del settore in Italia e un luogo di scambio di idee e di integrazione di competenze.

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Operazioni senza frontiere

La telemedicina ha avuto un’evoluzione importante negli ultimi anni. Applicazioni già consolidate sono la formazione a distanza e il monitoraggio di pazienti a casa. Oggi è anche possibile eseguire anche gli interventi a distanza. Operazioni alla prostata o al cuore possono essere condotte con il medico ed il paziente in continenti diversi.

Questa rivoluzione in campo medico nota anche come telechirurgia, o chirurgia a distanza, è divenuta possibile grazie all’evoluzione della laparascopia, una tecnica che si è diffusa verso la fine degli anni ’80. La laparoscopia è una metodologia chirurgica che permette di inserire nel paziente, attraverso una piccola incisione, il laparoscopio, un sottile tubicino dotato di due canali ottici che permette di operare all’interno del corpo del paziente facendo solo delle piccole incisioni.

Nel gennaio del 2000 il dott. Jacques Marescaux, direttore dell’Istituto Europeo di Telechirurgia ha dato inizio al progetto “Operation Lindbergh” con l’obiettivo di provare la fattibilità degli interventi chirurgici a distanza. Il 7 settembre del 2001 è stato portato a temine il primo intervento completo su una paziente di 68 anni ad una distanza di sette mila chilometri tra New York e Strasburgo per la rimozione di una cistifellea.
Da allora, la telechirurgia è stata condotta più volte in diverse località. Famosi sono gli interventi del dott. Anvari, chirurgo laparoscopico di Hamilton in Canada, che ha eseguito numerosi interventi su pazienti a quattrocento chilometri di distanza negli Stati Uniti.

Il primato italiano è stato quello di operare sul cuore di un paziente che si trovava in un continente diverso da quello del chirurgo. Carlo Pappone, responsabile del Centro di Aritmologia ed Elettrofisiologia cardiaca dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, ha infatti eseguito il primo intervento al cuore su un paziente di 34 anni a sei mila chilometri di distanza. Il paziente che si trovava a Milano è stato operato “ad una scrivania, con un computer ed un mouse eseguendo l’intervento con la stessa precisione con cui l’avrei eseguito in laboratorio”, spiega Pappone.

“Il limite reale alla diffusione della telemedicina terapeutica è stato la quantità dei dati necessari per svolgere azioni all’interno del corpo umano per la quale una linea internet o un satellite non erano sufficienti per poter agire con la stessa precisione dell’operatore a contatto diretto con il paziente”, spiega Pappone. Il maggiore impedimento che può compromettere l’operazione è il ritardo di trasmissione dei dati, “degli studi hanno dimostrato come un ritardo di poco superiore a 150-200 millisecondi potrebbe essere particolarmente rischioso”, chiarisce Pappone. Come termine di paragone l’operazione di Marescaux del 2001 aveva un ritardo di 135 millisecondi mentre le trasmissioni satellitari hanno un ritardo di poco più di 600 millisecondi per questo motivo i collegamenti utilizzati per questo tipo di operazioni sono via fibra ottica.

L’evoluzione di questa tecnica permetterà ai medici di operare in più ospedali e ai pazienti di non avere una sorte legata alla città in cui vivono. Come spiega Pappone: “il medico non deve essere di proprietà di un ospedale ma dei pazienti, il futuro è che ogni operatore possa offrire a qualsiasi paziente del mondo la sua competenza, vedo la telemedicina terapeutica anche come un’ottimizzazione delle opportunità terapeutica che ogni paziente si aspetta vivendo in Paese sviluppato.”




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