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La formazione nel campo medico è spesso legata a momenti formativi istituzionali come corsi universitari e convegni. Raramente per chi si avvicina alla professione è possibile confrontarsi direttamente con i maggiori esperti mondiali.
“I corsi di formazione dedicati ai più giovani sono relativamente scarsi rispetto a quelli più tradizionali, ci si è accorti che esiste la necessità di organizzare eventi più dedicati ai giovani in formazione,” chiarisce Mario Carminati - Direttore Centro di Cardiologia Pediatrica, I.R.C.C.S. Policlinico San Donato Milanese.
“L’insegnamento è il punto fondamentale nel creare e costruire un sistema sanitario efficiente. Le esperienze acquisite devono essere diffuse orizzontalmente fra esperti della materia, ma anche verticalmente da esperti della materia ai giovani che si affacciano a questa disciplina,” spiega Ornella Milanesi, responsabile servizio di cardiologia Pediatrica del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Padova.
Ad esempio, “l’emodinamica interventistica che sta esplodendo anche in cardiologia pediatrica come applicazione, è estremamente pratica e manuale e richiede esperienza, quindi quanto più l’esperienza viene condivisa tanto migliore sarà la preparazione delle nuove generazioni,” conclude Milanesi.
Anche per questo motivo la società europea di cardiologia pediatrica, l’AEPC Interventional Working Group, ha organizzato il 4 ed il 5 di aprile un workshop sul cateterismo cardiaco a Lainate, Milano radunando i migliori specialisti mondiali per condividere la propria conoscenza con 38 studenti selezionati dai centri di ricerca di tutta Europa.
“Lo scopo del corso è fornire uno strumento di aggiornamento e di formazione per i giovani che sono in training in vari centri europei. L’opportunità consiste nell’ascoltare tante relazioni, discutere e fare domande ad esperti provenienti da tutta Europa che spendono con questi giovani due giorni consecutivi”, spiega Carminati.
Questo workshop è quindi un esempio di formazione innovativa che permette agli specialisti del futuro di confrontarsi con quelli di oggi e di “confrontarsi e conoscere anche modi diversi di approcciare allo stesso tipo di problema” spiega Gianfranco Butera , cardiologo pediatra del centro di cardiologia pediatrica e malattie congenite nell’adulto, I.R.C.C.S. Policlinico San Donato Milanese.
“E’ importante che esperti possano trasmettere conoscenze pratiche ai fellows;” dice Caroline Ovaert, cardiologo pediatra presso la "Cliniques Universitaires Saint-Luc" di Bruxelles, Belgio, “molto spesso nei convegni si presentano i migliori risultati, le migliori tecniche, manca però l’aspetto pratico, consigli su come lavorare effettivamente, cosa è importante, a cosa bisogna prestare attenzione”.
Il workhop è quindi molto diverso dalle semplice conferenze, ma è uno spazio di incontro “interattivo, in cui il docente parla in maniera in informale con il fellow, scambia idee, fornisce informazioni, consiglia le procedure e individua le strade migliori per portare a termine con successo tutte le tecniche” spiega Sandra Giusti, direttore di cardiologia pediatrica dell’ospedale del cuore, fondazione Toscana G. Monasterio di Massa.
“Solitamente per i medici gli strumenti di formazione sono i congressi oltre agli stage nei vari centri, questo corso ha delle caratteristiche diverse rispetto ad un congresso tradizionale. Le relazioni che vengono presentate sono focalizzate con un impostazione rivolta a giovani che devono imparare, con un format didattico.
L’atmosfera informale ha lo scopo di eliminare il timore nel fare le domande che è abbastanza tipica, prevedibile nei giovani inesperti. E’ uno scambio più fruttifero rispetto ai congressi tradizionali.
I giovani non diventano esperti dopo un corso di 2 giorni, ma è l’inizio o una tappa di formazione che dura anni , questa è la possibilità di incontrare esperti che si conoscono di fama, avere ulteriori stimoli e accrescere il loro interesse,” conclude Carminati
Un forte punto distintivo del workshop è stata la possibilità per gli studenti di provare al simulatore le tecniche acquisite. Marco Papa, responsabile di cardiologia pediatrica dell’ospedale San Raffaele spiega che il simulatore è una “grande opportunità per i fellows e per chi ruota intorno all’emodinamica e non ha modo di iniziare subito un approccio sul paziente per difficoltà logistiche, di tempo, di insegnamento.” Il simulatore offre infatti “l’opportunità di dare una manualità ai fellows, limitando in modo molto simile al corpo umano i movimenti con la resistenza offerta dai tessuti e dai vasi.” Permette inoltre quindi di “acquisire manualità sulla procedura, ed è uno spunto di discussione su ogni caso per capire le esigenze dei fellow, le loro capacità e difficoltà.”