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Dal 13 al 18 maggio in tutta Italia è stata indetta la nona Giornata Nazionale contro l’Ictus Cerebrale. Numerosi centri stanno offrendo screening gratuiti del rischio di ictus cerebrale per sensibilizzare le persone a quello che è diventato la terza causa di morte in Italia dopo l’infarto e il tumore. Lo “Stroke”, meglio conosciuto come ictus, è la versione cerebrale dell’infarto (ictus ischemico) oppure un’emorragia cerebrale (ictus emorragico). L’iniziativa di sensibilizzazione nazionale è stata promossa dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.C.E.), un’organizzazione non lucrativa, composta da volontari colpiti da ictus, familiari, medici, personale di assistenza e di riabilitazione.
In Italia l’ictus colpisce quasi 150.000 casi di malati l’anno, di questi soltanto il 4% è curato e trattato nelle prime ore d’intervento come ictus e soltanto un terzo salvato (fonte: PROSIT Study Cerebrovasc Dis 2003).
Il motivo è che “non è semplice riconoscere i sintomi di un ictus per un non addetto ai lavori e, proprio per questo, spesso non ci si allerta immediatamente” spiega il dott. Giuseppe Miceli, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia d’Urgenza e Stroke Unit di Humanitas, “i campanelli di allarme di fronte ai quali non si deve perdere tempo sono un mal di testa violentissimo, una improvvisa difficoltà a parlare, una bocca che si storta o un braccio che non si riesce più a sollevare. In questi casi è inutile consultarsi tra familiari. E’ fondamentale chiamare il 118 e farsi portare in una struttura specializzata per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento dell’ictus, ovvero in una Stroke Unit”.
Il tempo di intervento è fondamentale per ridurre il rischio di complicanze. “In particolare, chi è colpito da ictus dovrebbe arrivare in una Stroke Unit entro 3 ore dall’inizio dei sintomi” chiarisce Miceli, “Durante questo periodo di tempo, infatti, si può somministrare la trombolisi, un farmaco approvato dall’Emea - l’Ente europeo che controlla i farmaci - nel 2002, che scioglie i trombi. Il 75 per cento degli ictus, infatti, è causato da un coagulo di sangue che chiude le arterie, proprio come avviene nell’infarto del miocardio. Ancora molte persone, però, arrivano tardi. In una Stroke Unit all’avanguardia, comunque, si è in grado di trattare anche chi arriva dopo questo periodo di tempo o i casi in cui la trombolisi non è somministrabile perché più complessi tramite un intervento intra-arterioso, in grado di far dilatare la placca o rimuovere il trombo. Ma solo le strutture specializzate e all’avanguardia, che trattano ictus in modo organizzato, sono in grado di procedere in modo tempestivo ed efficace”.
La lotta contro l’Ictus passa anche attraverso una nuova organizzazione del sistema sanitario tramite la creazione di Stroke unit in tutti gli ospedali. Miceli chiarisce che “una Stroke Unit all’avanguardia deve poter garantire una valida, tempestiva ed efficiente organizzazione interna per la gestione dell’ictus eseguendo una diagnosi precoce e mettendo in atto il trattamento migliore per la sua cura, ma anche un percorso riabilitativo efficace dopo la malattia. I trattamenti devono essere i più avanzati e mirati non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico.”
Approfondimenti:
Alice in piazza contro l’ictus: www.aliceictus.it
5 per mille:
Codice fiscale di Alice : 95018450635