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La persona che al mondo è vissuta più a lungo è Jeanne Calment (1875-1997) con 122 anni e 164 giorni. Vivere oltre cento anni rimane ancora una eccezione, nonostante l’aspettativa di vita sia sempre cresciuta nel corso dei secoli. E’ solo in tempi moderni che la vita media avuto un incremento importante grazie soprattutto alla riduzione delle morti infantili. Altri fattori sono stati nutrizione, salute pubblica e medicina.
L’Italia è tra le nazioni europee più longeve con un’aspettativa di vita alla nascita di 76,9 anni per gli uomini e di 82,9 per le donne. Questi sono alcuni dati della relazione sullo stato sanitario del Paese pubblicato dal Ministero della Salute nel 2008 relativo agli anni 2005 e 2006.
La longevità italiana è in continua crescita e gli italiani nati nel 2005 hanno un’aspettativa di vita di oltre due anni in più rispetto ai nati del 1995 (Eurostat, 2006). Tuttavia si registra anche un aumento della differenza di mortalità tra le fasce più istruite e ad alto reddito rispetto a quelle più disagiate, in particolare per le malattie cardiovascolari.
Con una crescita della popolazione dello 0,1% in Italia tra il 2000 ed il 2005 ed una mortalità infantile dei bambini sotto i 5 anni arrivata a 4 ogni mille (OMS, 2007) è chiaro come la popolazione italiana stia dirigendosi verso un Paese di anziani come il Giappone che già nel 2000 ha visto il sorpasso della popolazione anziana sopra i 65 anni, rispetto a quella dei ragazzi sotto i 15 anni.
A limitare la vita media degli italiani sono soprattutto le patologie tumorali, prima causa di morte nelle persone tra gli adulti tra 35 ed i 64 anni, che causano oltre 160 mila decessi ogni anno in Italia pari ad un uomo su sei ed una donna ogni undici.
Il dato sulla longevità della popolazione italiana dimostra il buon funzionamento del sistema sanitario e di alcune leggi come quella del 2003 sul divieto del fumo nei locali che ha permesso una diminuzione 7,2% delle patologie dovute al fumo nei primi due mesi del 2005.
Tuttavia l’invecchiamento della popolazione genera un aumento dello sforzo che deve sopportare il sistema sanitario nazionale. Con una maggiore diffusione delle malattie croniche si deve prevedere la necessità di uno sviluppo dei servizi socio-assistenziali sul territorio adeguati. La spesa in medicinali della popolazione oltre i 65 anni, per esempio, causa il 55% della spesa di medicinali; la broncopneumopatia cronicocostruttiva è responsabile del 50% dei decessi per cause respiratorie e del 6% della spesa sanitaria italiana e negli anziani è spesso associata ad altre patologie che determinano la perdita dell’autosufficienza ed incidono in modo significativo sulla qualità di vita della persona, ma anche sul supporto assistenziale che lo Stato deve fornire.
In questo contesto è quindi importante ricercare soluzioni che permettano di prevenire le malattie croniche che sempre più incideranno sul sistema sanitario nazionale e fornire un adeguato supporto alla popolazione che invecchia. In questa direzione il Ministero della Salute ha istituito a marzo 2008 “l’Agenzia Nazionale per le Problematiche dell’Invecchiamento” per valutare il supporto dello Stato nel suo complesso nei confronti della popolazione anziana.
Approfondimenti:
- World Health Organization
- Relazione sullo stato sanitario del Paese 2005-2006
- Dati sull'aspettativa di vita nel mondo