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MEDICINA UNAMSI.it- 24.03.2009
Nel cuore di un neonato, che ha le dimensioni di una noce, un intervento mininvasivo dall’esterno non sempre è praticabile e quello tradizionale con arresto del battito cardiaco e circolazione extracorporea comporta comunque dei rischi. Di fronte a queste difficoltà la soluzione migliore è quella di far lavorare insieme specialisti nell’una e nell’altra tecnica operatoria.
Da qualche anno, infatti, il professor John Cheatham di Columbus (Ohio) interviene sulle malattie congenite del cuore di bambini appena nati con questo approccio ‘ibrido’, che associa, con l’impiego di un catetere, i vantaggi della mininvasività alla maggior precisione del chirurgo che opera con il bisturi.
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