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Il tumore ai polmoni è una delle prime cause di morte negli Stati Uniti. In Italia vi sono circa 250 mila nuovi casi di tumore al polmone ogni anno con oltre 35 mila morti (fonte: AIRC). “Negli Stati Uniti il trend fino al 2005 era in costante aumento, ma la rigorosa politica anti-fumo adottata da quel Paese oltre ad una diagnostica sempre più precoce ha fatto sì che dal 2006 la curva di crescita si è appiattita”, spiega il dott. Alberto Brambilla chirurgo generale toracico, già direttore dell'U.O.C. di Chirurgia II dell'Ospedale San Carlo Borromeo.
Per intervenire sul tumore al polmone la chirurgia ha, fino ad oggi, rappresentato il trattamento migliore. Oggi si è scoperta anche un’altra tecnica di intervento meno invasiva: la radioterapia mirata. “Fino a qualche anno fa la radioterapia era riservata ai casi di neoplasie inoperabili, sempre comunque in associazione con la chemioterapia”, racconta Brambilla.
“La radioterapia convenzionale irradia una superficie estesa dell'organo da trattare; per cui, per non provocare un eccesso di radiazioni anche nei tessuti sani, è necessario somministrare un basso dosaggio di raggi in un numero considerevole di sedute terapeutiche, da 15 a 30 a seconda dell'organo interessato,” spiega Brambilla, “la tecnica di radioterapia mirata (CyberKnife) permette ora di trattare anche tumori del polmone al I stadio, cioè al livello più basso della malattia, in quei pazienti che per controindicazioni respiratorie o cardiache non possono essere operati o nei pazienti che rifiutano l'intervento chirurgico.”
La chirurgia rimane l’intervento consigliato, il gold standard, per i tumori ai polmoni, ma è da poco partita negli Stati Uniti una sperimentazione che “potrebbe portare, tra qualche anno, a grossi cambiamenti nella scelta della metodica terapeutica migliore”, anticipa Brambilla. Lo studio coinvolge cinque grandi ospedali dotati sia di reparti di chirurgia toracica sia di centri di radioterapia per uno studio in cui un paziente affetto da un tumore polmonare allo stadio iniziale viene indirizzato o alla sola radioterapia con CyberKnife o all'intervento chirurgico secondo un protocollo rigoroso, rappresentando di fatto “una rivoluzione epocale: è la prima volta che in patologia polmonare si pone una alternativa tra chirurgia e radioterapia”, dichiara Brambilla.
“In Italia sono ancora pochi i casi in cui un paziente viene inviato ad un trattamento radioterapico perché il chirurgo toracico è ancora molto diffidente nei confronti della radioterapia dato che la chirurgia è tuttora la scelta consigliata e soprattutto perché la metodica non è ancora molto conosciuta. Nei due centri di Milano e Vicenza dove si pratica questo intervento sono però già stati trattati circa 150 casi”, conclude Brambilla.