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Il fibroma uterino è il tumore pelvico più frequente della donna: è un tumore benigno del muscolo uterino influenzato dallo stato ormonale della donna che può dar luogo a emorragie e dolore. Il tasso di diffusione nelle donne varia molto in funzione di età e razza. “Tra i 35 anni ed i 50 anni l'incidenza nelle donne di carnagione bianca può arrivare al 70% mentre nelle donne di carnagione nera all'80%, ma quelli sintomatici che non rispondono alla terapia farmacologica e che necessitano di trattamento prima della menopausa - che annulla i sintomi - sono inferiori al 25%.” spiega il dott. Daniele Gasparini, radiologo interventista presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria Della Misericordia di Udine.
Per curare questi casi negli anni ’90 è nata a Parigi una tecnica alternativa a quella chirurgica che è l’embolizzazione uterina. “Questa tecnica si utilizzava per il sanguinamento post-parto per evitare isterectomie o chirurgia in questo momento delicato. I ginecologi si sono così accorti che le pazienti avevano anche una regressione dei fibromi dopo questa embolizzazione particolare fatta per salvare la donna dopo un parto con emorragia,” racconta il dott. Jacques Clerissi, responsabile dell'Unità operativa di Radiologia Interventistica presso la Casa di Cura Città di Pavia.
“La terapia è completamente conservativa perché consiste in un cateterismo, con un catetere da un millimetro circa. Si cercano le arterie che nutriscono l’utero e si inviano delle particelle che vanno a tappare i piccoli vasi responsabili della vascolarizzazione dei fibromi” spiega Clerissi.
“L'efficacia di questa tecnica oggi intesa come riduzione dei sintomi (emorragia e dolore, effetto massa-compressione sugli organi vicini) si attesta tra l'80% e il 90% ed il tasso di complicazioni (infezione, amenorrea, insufficienza ovarica con menopausa) è tra l’1 ed il 4%. Il fatto importante è il fatto che questa tecnica consente la gravidanza post trattamento” chiarisce Gasparini.
L’embolizzazione dei fibromi ha delle controindicazioni come tutte le tecniche chirurgiche o pseudo-chirurgiche. Clerissi avverte: “la controindicazione principale è anatomica ad esempio se il fibroma è all’esterno dell’utero e quindi non è più del tutto attaccato all’utero, per estensione anche i fibromi che sono prevalentemente fuori dall’utero.
La parte più difficile da gestire è il dolore. L’intervento è un cateterismo e quindi totalmente indolore, ma durante la post embolizzazione viene un dolore, normalmente gestito con una epidurale per non sentirlo, perché la massa di fibromi va in necrosi e questo provoca un dolore ischemico per le 6-10 ore successive all’intervento”.
Negli Stati Uniti sono ormai migliaia i casi di intervento dei fibromi in embolizzazione USA gestiti ogni anno anche su persone note come Condoleeza Rice. In Italia gli interventi di embolizzazione dei fibromi sono ancora qualche centinaio all’anno, ma sempre più i ginecologi stanno riconoscendo l’efficacia di questa tecnica.
Approfondimenti:
- Il dott. Clerissi ed i fibromi uterini (video)
- il prof Gasparini ed i fibromi uterini (video):