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La cura degli aneurismi è uno dei primi obiettivi per evitare gli ictus cerebrali. Il metodo tradizionale di cura consiste nell’utilizzo di spirali inserite all’interno della sacca che si crea a lato del vaso sanguigno. Tuttavia questo sistema non è ideale per curare gli aneurismi molto grandi, oltre 1 cm di diametro, perché si crea una gomitolo di platino che riempie l’aneurisma e che può creare dei problemi.
Una nuova tecnica, la flow diversion, permette oggi di trattare gli aneurismi con una protesi, indipendentemente dalla loro grandezza. Questa tecnica è già in uso presso l’Ospedale Bellaria di Bologna da parte del prof. Marco Leonardi, direttore della divisione di neuroradiologia, dove nell’arco di un anno sono stati curati circa trenta pazienti utilizzando questo metodo. Questa procedura è in uso anche in Francia dove sono stati curati oltre 30 pazienti, in Turchia e in Germania.
L’uso dello stent, un protesi cava metallica inserito nei vasi sanguigni per escludere la sacca dell’aneurisma dal flusso del sangue, “è nato da 5/6 anni e ha dato la possibilità di affrontare anche aneurismi con un colletto largo che in questi anni hanno visto diversi tentativi di cura mai completamente risolutivi come l’utilizzo dei palloncini” spiega Leonardi.
Questo nuovo tipo di stent permette in alcuni casi di far chiudere dopo qualche mese l’aneurisma da solo, sottraendo il flusso sanguigno alla sacca, “tuttavia – chiarisce Leonardi - questo metodo funziona quando l’aneurisma ha una posizione laterale ed il vaso sanguigno non è troppo piccolo.”
Questa tecnica ha aperto una strada ad un nuovo approccio che “in futuro forse permetterà di gestire anche aneurismi diversi come ad esempio quelli sulle arterie di 2 mm oggi non trattabili” prevede Leonardi. Per questo motivo nella riunione biennale che in questi giorni raduna i migliori neuroradiochirurghi del mondo in Canada il tema del flow diversion sarà uno dei temi principali che verranno affrontati.