
ab medica e il robot da Vinci® compiono insieme 10 anni. Dal 1999, anno d’introduzione del primo robot da Vinci® in Italia, ab medica ha contribuito alla diffusione e allo sviluppo della chirurgia Robotica nel nostro Paese.
Ad oggi sono ben 40 i robot utilizzati con successo in Italia (211 nel resto d’Europa) in diversi ambiti chirurgici: urologia, ginecologia, chirurgia generale, chirurgia toracica, cardiochirurgia, otorinolaringoiatra e chirurgia pediatrica. ab medica ha avuto un ruolo determinante nel rendere l’Italia un centro di riferimento per la Chirurgia Mininvasiva e la Robotica, sia importando le tecnologie più avanzate in diversi settori del medicale, sia impegnandosi dal punto di vista formativo: risale al 2004 l’apertura della prima Scuola di Robotica a Grosseto con il Prof. Pier Cristoforo Giulianotti, mentre sarà inaugurata questo settembre presso l’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) la nuova Scuola di Robotica dedicata principalmente all’oncologia.
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La formazione laparoscopica in Italia
Il 18 giugno scorso, presso l’Università degli Studi di Siena è stato inaugurato il laboratorio di chirurgia minimamente invasiva Endolab. Nato da un progetto dal prof. Mario Messina, professore ordinario di chirurgia pediatrica dell’Università di Siena e coordinato dal dottor Alfredo Garzi, ricercatore presso la medesima cattedra di clinica chirurgica pediatrica, Endolab nasce dall’esigenza di disporre di uno strumento formativo per gli studenti ed i medici chirurghi che si avvicinano alla laparoscopia.
“La chirurgia laparoscopica”, sostiene il prof. Messina, “è molto utilizzata anche in pediatria, per questo abbiamo ritenuto necessario dare la possibilità ai nostri ragazzi di avere strumenti di formazione che permettano loro di apprendere le tecniche chirurgiche laparoscopiche, un bagaglio tecnico che oggi ogni chirurgo dovrebbe avere”.
Il laboratorio si rivolge a medici e studenti di qualsiasi area chirurgica: “l’intento è quello di coinvolgere medici e studenti appartenenti a tutte le branche specialistiche che hanno come comune denominatore una gestualità di base della chirurgia mininvasiva”, prosegue il coordinatore dott. Alfredo Garzi, e si propone di ridurre considerevolmente la learning curve per queste pratiche chirurgiche grazie alle nuove apparecchiature introdotte.
Il training avverrà attraverso l’utilizzo di cinque diverse postazioni laparoscopiche, di cui “due di base, dotate di endopelvic trainer, strumento che permette le prime esercitazioni nei movimenti delle mani” e altre che permettono una seconda fase di apprendimento che “prevede l’utilizzo della telecamera e l’eliminazione della visione diretta, fattore che aumenta il coefficiente di difficoltà”, spiega Messina. “Infine si utilizzerà il Lapsim, che consente la simulazione dei diversi movimenti condotti in un intervento in laparoscopia”.
I corsi in laboratorio saranno integrati da lezioni teoriche e lezioni tenute in diretta dalle sale operatorie: è infatti possibile collegare la colonna laparoscopica al laboratorio permettendo al chirurgo di interagire direttamente con chi assiste. Questa modalità d’insegnamento porta ad ipotizzare nel prossimo futuro l’organizzazione di videoconferenze a livello nazionale e internazionale per l’assistenza in sala operatoria.
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