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La patologia del piede diabetico colpisce il 10% dei pazienti affetti da diabete. In Italia, dove i diabetici sono circa 3 milioni e mezzo, questa percentuale corrisponde a 350.000 casi di pazienti con lesioni di questo tipo.
“Il diabete è un acceleratore dei processi di arteriosclerosi che portano al restringimento o alla chiusura delle arterie nei diversi distretti corporei. Nel caso dei diabetici, la malattia prevalentemente si manifesta negli arti inferiori, oltre che nelle coronarie, cioè nel cuore e nelle carotidi: i vasi che vanno verso il cervello” spiega il dott. Marco Manzi, responsabile della Radiologia Interventistica della Casa di Cura di Abano Terme. “Il fatto di avere meno sangue che arriva al piede può, ovviamente, condizionare la riparazione corretta di qualsiasi tipo di lesione accidentale. Questo processo è spesso accompagnato e favorito dalla neuropatia diabetica, ossia una patologia che riguarda la vascolarizzazione degli stessi nervi e altera la sensibilità nei confronti del dolore, della deambulazione e dell’equilibrio, aumentando la probabilità di ferirsi senza neanche accorgersene, semplicemente utilizzando delle calzature troppo strette o non conformi alla forma del piede. In questo caso la stessa alterazione dell’appoggio del piede produce sfregamenti che, a lungo andare, possono provocare un danno. A questo punto la lesione non ricevendo più il sangue necessario per i processi di riparazione può molto facilmente allargarsi ed infettarsi.”
I dati del Centro Traumatologico Ortopedico (CTO) di Roma del 2001 stimano che su 50.000 amputazioni all’anno oltre la metà sia su pazienti diabetici. Fino a pochi anni fa, infatti, l’amputazione era l’unica terapia proponibile per una lesione di questo tipo. Oggi, grazie ai progressi fatti dalle tecniche chirurgiche e dall’evoluzione dei materiali, le possibilità di intervento si sono moltiplicate. La terapia medica si basa sull’uso di farmaci che aiutano il controllo della glicemia, ma anche la formazione, per esempio, di circoli collaterali a livello della gamba e del piede, una terapia che richiede una collaborazione tra diverse specialità.
Nel caso del Policlinico di Abano esiste un équipe che coordina molteplici figure professionali: “dal dietologo al chirurgo, al radiologo interventista ad una schiera di podologhe - che si occupano delle medicazioni e dei controlli e della progressione delle ferite - a ecodopleristi fanno la diagnosi non invasiva della patologia ischemica, a tecnici ortopedici che confezionano le calzature apposite o si occupano della protesica, all’ortopedico dedicato alla chirurgia del piede e della caviglia, al cardiologo che si occupa del problema cuore e del problema di ipertensione in questi pazienti,” prosegue Manzi.
Questi progressi che non devono far tralasciare l’aspetto cruciale della prevenzione, la quale, “attraverso l’educazione dei pazienti al controllo dello stile di vita, della glicemia, dell’alimentazione e dei fattori di rischio associati, come l’ipertensione o il fumo di sigaretta, che aggravano la progressione della malattia, resta la via più ragionevole e facile da perseguire.”
Approfondimenti:
Articolo del dott. Manzi su Endovascular Today