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Da ormai due anni l’unità operativa di otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Forlì, diretta dal dott. Claudio Vicini, impiega con successo tecniche di chirurgia mininvasiva per la cura dell’orecchio, del naso e della gola, occupandosi in modo particolare del trattamento delle apnee severe, ovvero di quei casi in cui i pazienti soffrono di frequenti interruzioni del respiro durante il sonno.
Come spiega il dott. Vicini: “introdurre una tecnologia innovativa come quella del robot chirurgico da Vinci in un contesto disciplinare privo di esperienza in materia, ha richiesto uno sforzo organizzativo non indifferente che ha coinvolto tutto lo staff: dai chirurghi agli anestesisti al personale infermieristico.” Quest’ultimo, come spiega la responsabile infermieristica Raffaella Signani: “ha dovuto modificare l’impostazione mentale rispetto a questa nuova tecnologia, poiché gli spazi di sala e quindi l’organizzazione tradizionale dell’equipe è cambiata completamente.”
Un atteggiamento che è stato assunto da tutti i componenti dello staff medico, anestesisti inclusi, spiega la dott.ssa Agnoletti Vanni: “l’equipe si distribuisce diversamente all’interno della sala operatoria, se prima noi anestesisti eravamo ad un metro dal paziente, adesso siamo lontani 3 metri, un cambiamento che ha richiesto un adattamento delle procedure alla nuova tecnologia”. Questo sforzo, come sottolinea il Dott. Montevecchi, che fa parte del gruppo di lavoro, è ripagato da numerosi vantaggi metodologici: “primo tra tutti la possibilità di accedere per via transorale e non più trans cervicale alla zona interessata, limitando la presenza di cicatrici esterne che possono creare problemi ai pazienti, soprattutto di giovane età. L’intervento inoltre è più veloce e la degenza, in assenza di una ferita esterna, diventa molto più breve”.
I vantaggi non riguardano dunque solo il paziente ma vanno valutati anche in termini di efficienza economica. Come sottolinea il dott. Vicini infatti, i costi del robot vengono facilmente riassorbiti grazie alla sua valenza multidisciplinare: “acquistare un robot all’interno di una struttura ospedaliera, significa metterlo a disposizione di tutte le discipline che lo vogliano utilizzare, inoltre Il tempo trascorso in sala è sicuramente più breve, l’handicap del set up infatti è stato risolto grazie alla presenza di personale formato, che ha ridotto il tempo necessario per la preparazione della sala e del robot a meno di mezzora. Riusciamo a fare la stessa operazione nella metà del tempo, riducendo di molto i costi”.
In più di due anni “sono stati completati 28 casi di cui 18 pazienti con sindrome di apnea istruttiva grave, ovvero con localizzazioni ostruttive situate prevalentemente a livello della base lingua che è la sede dove il robot lavora in maniera più accurata”, spiega il dott. Vicini, “per quanto riguarda invece la patologia neoplastica o la patologia comunque non apneica i restanti 10 casi erano costituiti: in due casi dal tumore della tonsilla, che se non particolarmente esteso può essere trattato per via transorale, casi di linfoma della base lingua, tumori benigni come il fibroma della vallecola, e tre casi di ipertrofia linfatica benigna, quindi di ingrossamento non pericoloso della base della lingua i cui sintomi rendono necessaria l’operazione.”
Le variabili che permettono questi risultati sono essenzialmente due: da un lato l’utilizzo di due bracci chirurgici percepiti dal chirurgo come un’estensione delle proprie mani, dall’altro la visione tridimensionale, che permette di operare in condizioni tali da rendere la curva di apprendimento sicuramente più veloce. Inoltre, spiega lo specializzando del Policlinico San Matteo di Pavia dott. Pietro Canzi: “due nuove tecnologie si stanno interfacciando al sistema robotico e sono attualmente in via di sperimentazione: il laser e il neuronavigatore. Il primo, veicolato da una fibra ottica molto sottile introdotta in un braccio robotico che permette di operare con estrema precisione. Mentre il secondo, già utilizzato per interventi a livello dei seni paranasali, permette di sapere sempre dove si è collocati all’interno del campo operatorio e di eseguire gli interventi in estrema sicurezza.”
I risultati delle operazioni e di queste sperimentazioni sono infine monitorati dalla Dott. ssa Tenti, il cui compito all’interno del gruppo robotico è quello di raccogliere i dati sui pazienti trattati per definire i vantaggi e gli svantaggi della tecnica utilizzata. Un aspetto cruciale che permette un utile condivisione di risultati a livello internazionale basata su serie di dati sia polisonnografici – relativi al russamento - che chirurgici, quali le perdite ematiche e i dati sul dolore.