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Preliminari esperienze in chirurgia robotica per patologia ginecologica benigna
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Ginecologia

Le patologie legate a problemi ginecologici possono essere curate con sistemi poco invasivi che minimizzano gli effetti collaterali.

L’Uroginecologia

L’Uroginecologia è una branca della medicina che si occupa in modo specifico dei disturbi urinari nella donna, una sub-specialità a cavallo tra le competenze della Ginecologia tradizionale e dell’Urologia.
“La specializzazione è stata introdotta circa 20 anni or sono sia a livello nazionale che internazionale, spinti dalla necessità di una figura ultraspecialistica orientata alla cura dei disturbi tipici dell’apparato urinario nella donna, patologie che né il ginecologo, né l’urologo tradizionale sono portati ad evidenziare", spiega il prof. Mauro Cervigni, Primario dell’Unità Operativa Complessa di Uroginecologia dell’Ospedale San Carlo-IDI di Roma e docente in Uroginecologia nelle Scuole di specializzazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Si è resa dunque necessaria una figura di compendio che sapesse affrontare le problematiche specifiche del sesso femminile: prolasso, incontinenza e il vasto capitolo delle infezioni urinarie.”
La necessità di optare verso una medicina di genere, nasce anche dai dati acquisiti rispetto alla quantità di popolazione affetta da questi disturbi: in Italia si stima che circa 6 milioni di abitanti sono colpiti più o meno gravemente da incontinenza urinaria, di questi, l’80% è donna.

A causare l’incontinenza femminile, spiega il prof. Cervigni: “è il cedimento o la debolezza strutturale dell’apparato di supporto della vescica, rappresentato dalla vagina e dalla muscolatura del pavimento pelvico, anatomicamente molto diversa da quella dell'uomo, dove la prostata funge da elemento di sostegno naturale e da ostacolo all’incontinenza”.
Si calcola inoltre che mediamente una donna su tre in età menopausale, postmenopausale o nella terza età è affetta da disturbi del basso apparato urinario, di cui il prolasso degli organi pelvici e le infezioni urinarie, ne sono l'aspetto più importante soprattutto nella terza età.
I dati rispecchiano la domanda crescente delle pazienti rispetto alla presenza di questi specialisti, dovuti anche alle grandi evoluzioni apportate dall’utilizzo di tecniche mininvasive sia nella diagnostica che nei trattamenti con risultati estremamente validi. “Si è infatti assistito a grossi miglioramenti sia per quanto riguarda l’aspetto diagnostico, attraverso l’introduzione di indagini strumentali ecografiche, endoscopiche, urodinamiche che permettono una valutazione completa del problema, cui si è aggiunta recentemente una modalità di valutazione globale delle problematiche del pavimento pelvico mediante indagini neurofisiologiche che facilitano la comprensione del problema funzionale alla base del disturbo nella donna”, sottolinea il prof. Cervigni.
Anche sotto l’aspetto del trattamento, prosegue il prof. Cervigni: “si è assistito come in tutti i campi della medicina ad un'introduzione dell’uso di terapie minivasive. Queste terapie sono effettuate in day hospital o in day surgery e prevedono l’introduzione di materiali bio-compatibili che fungono da supporto a livello delle strutture della vescica, dell’uretra dell’utero, della vagina o del retto in grado di ripristinare la situazione anatomica originaria. Ne è un esempio l’introduzione di stimolatori midollari impiantati posteriormente a livello del gluteo e che hanno la funzione, come avviene per i pacemaker cardiaci, di ri-normalizzare la funzionalità della vescica e del retto in quei casi d’incontinenza refrattari alla terapia tradizionale.”
"Terapie mininvasive che hanno avuto risultati assolutamente incoraggianti", sottolinea il prof. Cervigni, "come nel caso del trattamento dell’incontinenza, per la quale è stata rilevata una percentuale di successo nell’85-90% dei casi.”

I dati e le informazioni contenuti nel presente articolo hanno carattere scientifico e divulgativo e non sono destinate a fornire l'indicazione di trattamenti terapeutici adottabili fuori dal controllo medico. In caso di necessità, si raccomanda di consultare il proprio medico curante che è l'unico in grado di individuare caso per caso i corretti trattamenti sanitari e farmacologici più adeguati. ab medica declina ogni responsabilità con riferimento alle conseguenze di un uso dei contenuti del presente articolo non conforme alla finalità per le quali è stato pubblicato.

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