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Quando si parla di salute pubblica e quindi della salute del cittadino è fondamentale accertarsi da un lato dell’efficacia dei trattamenti e dall’altro della sicurezza degli stessi. Sergio Pecorelli, professore ordinario di ostetricia e ginecologia presso la clinica ostetrica ginecologica dell’Università di Brescia e presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, tiene a sottolineare questo importante aspetto. Dal punto di vista del farmaco “è noto che il suo utilizzo deve essere non solo efficace, ma soprattutto sicuro e privo di effetti collaterali invadenti.”
Questo concetto “è stato ovviamente applicato nel tempo anche agli interventi chirurgici, ha contribuito al grande boom dell’endoscopia e della laparoscopia anche e soprattutto in ginecologia,” - spiega Pecorelli - “l’obiettivo è arrivare ad intervenire dal punto di vista chirurgico, sia esso ablativo e ricostruttivo, con un intervento il meno invasivo possibile”.
La robotica "s’inserisce dunque in un momento estremamente interessante della chirurgia, ovvero quando, ad esempio in ginecologia, la parte endoscopica ha ormai occupato più del 60% dell’attività chirurgica, arrivando in alcuni centri quasi all’80%,” chiarisce Pecorelli.
Esistono, infatti, interventi chirurgici che ad oggi “hanno ancora delle loro importanti difficoltà intrinseche e che sono lasciati, purtroppo, all’abilità dei singoli chirurghi”. Un’abilità non sempre replicabile che crea nel Paese delle disparità importanti, legate sostanzialmente e fondamentalmente a un concetto di conoscenza e abilità chirurgica: “un esempio tra tutti è l’endometriosi” esemplifica Pecorelli.
Il risultato ottenuto consente di offrire ai pazienti una qualità del post operatorio migliore: diminuendo i tempi di degenza, il dolore, e migliorando la qualità della vita e il recupero dopo l’intervento. “Questa chirurgia è ancora di nicchia”, aggiunge il prof. Pecorelli, “ma si svilupperà certamente molto anche grazie alla diminuzione dei costi degli strumenti che avverrà nel tempo. Si auspica dunque per il futuro una governance della salute capace di mettere d’accordo sia il produttore ed il distributore, che il cliente finale, in questo caso le strutture ospedaliere.”