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“Il cancro del pancreas è la quarta causa di morte per tumore nel mondo occidentale: circa 10 nuovi casi all’anno ogni 100 mila persone. “Ancora oggi” - spiega Marco Montorsi, professore ordinario di chirurgia generale all’Università degli Studi di Milano e responsabile dell’unità operativa di chirurgia generale all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano - “questa neoplasia arriva, nel 70-80% dei casi, all’osservazione del medico in fase avanzata, quando la malattia e già o localmente avanzata o diffusa ed è precluso il trattamento chirurgico”.
L’intervento chirurgico rappresenta ancora l’arma principale e più efficace per combattere la neoplasia pancreatica. I miglioramenti della tecnica chirurgica, la maggior conoscenza della malattia e un approccio multidisciplinare che si avvale di competenze specifiche radiologiche, endoscopiche, rianimatorie e anestesiologiche, hanno infatti permesso di ridurre il tasso di mortalità al di sotto del 4% nei centri di riferimento dove maggiore è l’esperienza.
Inoltre, “le nuove metodiche diagnostiche come la risonanza, la Tac e l’ecografia endoscopica di ultima generazione hanno consentito dei miglioramenti nelle nostre capacità di porre diagnosi di questo tumore, permettendo di identificarlo con un’accuratezza molto elevata e di determinare il suo grado di diffusione all’interno dell’organismo” chiarisce il prof. Montorsi.
I pazienti colpiti da tumore al pancreas giungono spesso all’osservazione con situazioni cliniche (es. l’ittero) che richiedono alcuni trattamenti pre e post-operatori specifici al fine di evitare possibili complicanze dovute all’estrema complessità dell’intervento.
Per venire incontro a questi pazienti all’istituto Humanitas “la chirurgia pancreatica è stata sviluppata come integrazione tra chirurgia e radio e chemioterapia” - spiega il prof. Montorsi – “considerando che una grande percentuale di pazienti non può essere immediatamente operata a causa dello stato avanzato della neoplasia, è stato infatti necessario sviluppare una serie di protocolli di trattamenti pre-chirurgici, tecnicamente chiamati neoadiuvanti, che hanno lo scopo di ridurre la massa tumorale prima dell’intervento”.
Questi protocolli di chemioterapia e di radioterapia neoadiuvante , frutto di esperienze sia straniere che italiane , “hanno permesso ad una quota di pazienti tra il 25 ed il 35% una regressione significativa della malattia e in una piccola percentuale una regressione quasi completa.,” chiarisce il prof. Montorsi. “Questo ha consentito di effettuare un intervento chirurgico altrimenti non possibile con un incremento della sopravvivenza a distanza che supera il 20% a 5 anni, un risultato fino a qualche anno fa impensabile”.
Il trattamento chirurgico di questa neoplasia si avvale anche della tecnologia mininvasiva, che si sta ritagliando un ruolo preciso per gli interventi di pancreasectomia sinistra: pur esistendo infatti anche esperienze iniziali di duodeno cefalo pancreasectomia, è l’asportazione della parte di sinistra del pancreas, il cosiddetto pancreas distale, condotte con tecnica mininvasiva che oggi è molto utilizzata.
Un approccio quest’ultimo che, seppur non ancora il gold standard per il trattamento delle patologie del pancreas distale, sta dando buoni risultati. Sempre più significativi grazie forse anche alla progressiva diffusione della tecnologia robotica che permetterà di affrontare interventi molto complessi con precisione elevata.”