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Il fibroma uterino o leiomioma è una patologia estremamente diffusa: il più comune tra i tumori benigni dell’utero, consiste in una formazione solida a carico della parete uterina, colpisce il 20-25% delle donne in età fertile ed è accompagnato dai sintomi classici quali mestruazioni abbondanti, dolore pelvico addominale, senso di peso e, in alcuni casi, infertilità.
Come spiega il Dott. Pierluigi Muratore, Radiologo Vascolare Interventista presso il Dipartimento di Radiologia Vascolare Interventistica dell’Ospedale Molinette di Torino diretto dal Dott. Claudio Rabbia e specializzato da dieci anni nella embolizzazione dei fibromi uterini: “ le terapie più frequenti sono la terapia medica, che consiste nella somministrazione di ormoni, e la terapia chirurgica: a queste negli anni si è affiancata una nuova terapia mininvasiva, quella endovascolare”.
Il trattamento chirurgico tradizionale consiste nella miomectomia, l’asportazione selettiva del tumore benigno, oppure nei casi più gravi nella isterectomia, l’asportazione dell’intero utero.
Il trattamento endovascolare, spiega il Dott. Muratore: “consiste nella embolizzazione dei fibromi passando tramite l'arteria femorale comune, e cateterizzando selettivamente tramite microcateteri le arterie uterine con successiva iniezione di microparticelle embolizzanti. Per embolizzazione del fibroma intendiamo dunque la riduzione di apporto sanguigno fino alla completa ostruzione dei vasi che nutrono il fibroma; essendo questi molto vascolarizzati, le microparticelle iniettate per questioni di flusso vanno a chiudere esclusivamente i vasi che nutrono il fibroma uterino salvando le arterie sane”.
Gli interventi di embolizzazione nel mondo riportati in letteratura sono più di 150 mila. Inizialmente il trattamento era riservato alle donne di età compresa tra di 35 e i 48 anni che non desideravano una gravidanza: oggi, spiega il Dott. Muratore, “grazie all’altissima selettività del trattamento, è stato possibile estendere la tecnica endovascolare di embolizzazione del fibroma uterino anche alle donne desiderose di prole”.
Il dolore post-operatorio si presenta dopo circa due ore dal trattamento e non ha durata superiore alle 24-48 ore. La paziente viene sempre assistita dagli anestesisti e per favorire il trattamento del dolore post-operatorio si consiglia di sostenere l’intervento previo posizionamento di un catetere peridurale. Le pazienti nel post-operatorio rimangono in regime ospedaliero per un massimo di tre giorni, ed entro una settimana possono riprendere l’attività lavorativa. “La comparsa di dolore pelvico dopo il trattamento di embolizzazione”, precisa il Dott. Muratore, “dipende dalla grandezza e dal volume dei fibromi embolizzati. Le pazienti candidate a questo tipo di trattamento sono donne con utero fibromatoso, cioè con uno o più fibromi sintomatici diagnosticati clinicamente attraverso esami strumentali come l’ecografia trans-vaginale e, in un secondo momento, la risonanza magnetica. E’ importante sottolineare che in presenza di fibroma uterino peduncolato si esclude automaticamente il trattamento endovascolare” .
I vantaggi e i benefici della embolizzazione uterina sono la mininvasività e la possibilità di trattare tutti i fibromi in una sola seduta, evitando la presenza di cicatrici addominali e riducendo le complicanze post-operatorie (considerando le maggiori e le minori al di sotto del 5%).
L’85% delle donne operate tramite embolizzazione, aggiunge il Dott. Muratore: “riferisce la scomparsa o la riduzione dei sintomi correlati alla patologia: in genere nei controlli tramite risonanza magnetica fatti a 6 mesi dall’intervento si riscontra una riduzione del 50% del fibroma”.
I rischi più grossi di questa procedura possono essere la possibilità che il danno uterino porti a isterectomia, ma si tratta di una possibilità inferiore all’1%.
L’embolizzazione arteriosa presenta dunque una reale ed efficace alternativa alla chirurgia invasiva e, rispetto alla terapia ormonale, evita protocolli lunghi dagli effetti collaterali spesso importanti. “Secondo diversi studi questa tecnica potrebbe ridurre dell’80% gli interventi di asportazione dell’utero e del 65% gli interventi chirurgici di asportazione del fibroma” precisa il Dott. Muratore. “Uno studio condotto in America riferisce che circa 2000 donne sottoposte a embolizzazione del fibroma uterino ha indicato una percentuale di soddisfazione superiore al 90%”.
Glossario
Terapia endovascolare o embolizzazione: consiste nell'occlusione di un vaso arterioso o venoso mediante l'uso di agenti meccanici definitivi o temporanei introdotti attraverso cateteri per via endovascolare.
Fibroma uterino peduncolato: è un fibroma sottosieroso (cioè che tende ad accrescersi partendo dalla parete uterina sviluppandosi prevalentemente verso l'esterno, sotto la sierosa peritoneale che riveste l'utero) che mantiene contatto con la parete uterina solo con un peduncolo.
Guarda il video del Dott. Muratore sul trattamento endovascolare dei fibromi uterini