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Il rapporto tra medico-paziente è un tema delicato e ancora molto discusso. La Carta di Firenze, presentata il 14 aprile 2005 e redatta da alcuni dei principali esperti del settore medico-sanitario propone a proposito una serie di regole che devono essere alle fondamenta di un nuovo rapporto, non paternalistico e impari, tra medico e paziente.
Come rileva il Professor Giuseppe Scotti Direttore del dipartimento di Neuroradiologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano “è necessario che nel rapporto tra medico e paziente non subentri una forma di dipendenza, o di subordinazione del paziente rispetto al medico, quest’ultimo deve certamente essere consapevole del proprio ruolo pedagogico e sociale, ma allo stesso tempo non deve dimenticare che si tratta pur sempre di un rapporto tra persona e persona”.
Il tema della pariteticità è fondamentale ed è affrontato come secondo punto anche nella Carta di Firenze, la quale specifica che il rapporto deve essere tra eguali e non influenzato dalla disparità di conoscenze. Non deve dunque “comandare” chi detiene il sapere e obbedire chi ne è sprovvisto, ma ci deve essere una condivisione di responsabilità e di libertà critica che permetta al paziente di mantenere l’autonomia delle proprie scelte (punto 1).
La consapevolezza che il medico deve avere rispetto alla responsabilità etica, morale e umana nei confronti del paziente necessita “di un valido contributo a livello istituzionale, formativo e comunicativo che sia in grado di stimolare la riflessione del professionista in questa direzione” precisa il dott. Scotti. “In particolar modo”, aggiunge “il dipartimento di neuroradiologia recupera il rapporto con il paziente su più livelli: quello dell’intervenzionistica dove agiamo direttamente e quindi dove diviene necessario spiegare ai pazienti il rischio che corrono con la patologia che hanno, con il trattamento al quale sono sottoposti, ai rischi del non intervento, ecc…In secondo luogo recuperiamo il rapporto attraverso la diagnosi vera e propria, che relativamente ai casi specifici implica ogni volta un tipo di approccio differente”.
Come sottolinea la Carta di Firenze, il tempo investito nella relazione e informazione del paziente fa parte del tempo di cura, dedicato all’aspetto umano del paziente nel totale rispetto dei suoi valori e delle sue opinioni. Per questo, evidenzia il documento, è necessario che il dialogo avvenga in modo condiviso, chiaro e trasparente, nel rispetto dell’individualità del singolo e nel proposito di rendere ogni paziente conscio della propria situazione clinica e libero di compiere consapevolmente le proprie scelte mediche.
La scelta che spinge un paziente in una struttura da un medico piuttosto che un’altra, dipende invece da un altro aspetto cruciale: la valutazione della qualità del servizio offerto. Anche rispetto questo punto, “il giudizio, i parametri attraverso i quali il paziente può orientarsi nella scelta, non sono del tutto chiari e lineari” - spiega il prof. Scotti - “Le regioni hanno dei parametri per valutare gli ospedali, hanno delle modalità di controllo diretto e indiretto, ci sono organismi come la Joint Commission che a livello di autorità politiche, amministrative ed istituzionali si occupano della certificazione e valutazione della qualità del servizio e del rispetto delle norme sanitarie”. Ad un livello meno tecnico, visto con gli occhi del paziente, il giudizio è spesso legato ad elementi percepibili più facilmente da occhi “inesperti”: come la “popolarità” della struttura in cui il paziente è assistito, le attività extra, quali ad esempio l’aspetto di divulgazione scientifica, portate avanti dal medico, tutti elementi spesso legati al passaparola.
Diviene dunque fondamentale l’apporto del medico curante, che spesso si trova a dover indicare e consigliare i suoi assistiti verso le strutture più all’avanguardia a seconda della patologia riscontrata.
Il dialogo e la comunicazione sono dunque fondamentali in tutti i passaggi del rapporto tra medico – paziente, soprattutto per il medico curante che ha un rapporto continuo e privilegiato con i suoi assistiti; per questo la Carta di Firenze inserisce come ultimo punto: “la formazione alla comunicazione e all'informazione deve essere inserita nell'educazione di base e permanente dei professionisti della Sanità”.