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A differenza di quanto si è soliti pensare, il varicocele è una patologia che colpisce sia uomini che donne, come spiega il professor Jacque Clerissi, responsabile dell'Unità operativa di Radiologia Interventistica presso la Casa di Cura Città di Pavia, “il varicocele maschile generalmente si scopre facendo un bilancio per ipofertilità, oppure dal presentarsi durante un’attività fisica intensa di fastidi legati all’insufficienza venosa. Nella donna invece, la patologia si presenta in modo completamente differente: il varicocele pelvico femminile è spesso causa di una sintomatologia dolorosa cronica nella donna che si accentua durante il ciclo mestruale, durante i rapporti sessuali e in ortostatismo (stando in piedi SR) prolungato; è comune che la diagnosi in questi casi venga effettuata tardivamente, per tale motivo viene sospettata solo dopo che altre patologie femminili più frequenti sono state escluse. Interessa comunque il 30% circa delle donne di cui la metà sono sintomatiche”.
La diagnosi e la cura di questa patologia con le metodiche tradizionali nella donna non è semplice e l’intervento chirurgico o per via endoscopica è un’operazione complessa con possibilità di recidive. Oggi, tuttavia, “con un semplice cateterismo delle vene utero–ovariche, tramite una puntura sotto anestesia locale della vena femorale superficiale”, spiega il prof. Clerissi, “si riesce a fare uno studio completo non solo del varicocele, quindi della vascolarizzazione venosa e del riflusso venoso, ma anche dell’eventuale anastomosi che possono subentrare quando la paziente presenta dei problemi agli arti inferiori. Per quanto riguarda il maschio l’intervento chirurgico è meno invasivo ma anche li soggetto a recidiva."
Una volta confermata l’insufficienza venosa, sempre attraverso l’utilizzo di un catetere, viene eseguito un intervento molto semplice che “consiste nel posizionare delle spirali che chiudono la vena attraverso una tecnica definita mista” - spiega il professor Clerissi - “nella quale vengono anche sclerotizzate tutte le vene, tutte le ‘varici’ uterine, in modo da intervenire non solo sul riflusso, ma su tutta la neovascolarizzazione venosa intorno all’utero. Se prima, infatti, si facevano delle embolizzazioni solo prossimali, adesso, abbiamo visto che bisogna curare tutte le varici intorno all’utero”.
L’intervento di embolizzazione del varicocele pelvico viene eseguito in day hospital con un rischio d’intervento davvero minimo. Inoltre, aggiunge il professor Clerissi: “il grosso vantaggio di questa tecnica è che ha pochissime recidive, dato che grazie alla flebografia è stato possibile identificare e trattare tutte le vene responsabili della patologia”.