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La tecnica laparoscopica mininvasiva viene applicata alla chirurgia delle patologie colorettali neoplastiche da ormai dieci anni in maniera standardizzata e abbastanza diffusa.
Come spiega il Dottor Giuseppe Spinoglio, direttore della divisione della chirurgia generale ad indirizzo oncologico dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, punto di riferimento di quadrante per la patologia oncologica, soprattutto addominale e intestinale: “eseguiamo circa 900 interventi l’anno di chirurgia oncologica, di cui più di 400 sono interventi sul tratto gastroenterico."
I vantaggi della chirurgia laparoscopica nella cura di queste patologie sono notevoli sia per il decorso post-operatorio dei pazienti, sia per la precisione di dissezione e d’intervento che la chirurgia laparoscopica impone quando applicata correttamente.
Questi vantaggi sono stati testati sia dal punto di vista anatomopatologico con costanti confronti tra la chirurgia open e la chirurgia laparoscopica e hanno convinto ad introdurre all’inizio del 2005 la chirurgia robotica anche per la chirurgia neoplastica. Dopo un periodo iniziale di prova su patologie non neoplastiche con il robot Da Vinci a tre braccia, spiega il dott. Spinoglio: “abbiamo scelto di applicarlo alla chirurgia colorettale per due motivi: queste neoplasie costituiscono la gran parte delle neoplasie trattabili nella nostra esperienza quotidiana, e in secondo luogo, così com’è accaduto per la prostatectomia radicale dove la tecnica robotica ha consentito una resezione nerve sparing più efficace, abbiamo pensato che anche nella TME per le neoplasie del retto la tecnica robotica ci consentisse una resezione rettale completa più efficace.”
Il monitoraggio di un gruppo di sedici pazienti, ha permesso inoltre di valutare i risultati di questa tipologia d’intervento: la funzione urinaria con la tecnica robotica nella TME del retto è stata mantenuta nel 100% dei casi e la funzione sessuale ha avuto una ripresa di normale attività in circa il 90% dei pazienti.
“Lo scopo”, spiega il dott. Spinoglio: “è unire i nostri risultati a studi multicentrici, in modo da poter avere un quadro complessivo in grado di dirci in che dimensione sarà possibile applicare la tecnologia robotica a tutte le altre attività dall’urologia alla ginecologia, ma soprattutto alle altre patologie dell’apparato digerente che colpiscono stomaco, fegato, pancreas, milza, sul rene.”
Con l’obiettivo, aggiunge infine il dott. Spinoglio: “al di là di quelle che possono essere le obiezioni sui costi o sui tempi operatori, di proseguire nell’utilizzo di questa tecnologia, consapevoli del suo essere nettamente superiore sia come facilità d’uso che come sicurezza dei risultati.”