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ll fibroma uterino (leiomioma) è una delle patologie femminili benigne più frequenti.
Il fibroma origina dalla parete muscolare uterina (miometrio), ed è essenzialmente una neoplasia a lenta crescita che si sviluppa sotto stimolo ormonale. I fibromi sono frequentemente multipli, di varie dimensioni e possono essere localizzati in punti differenti, aspetto molto importante per scegliere il trattamento più idoneo. Come spiega il Prof. Giancarlo Mansueto, responsabile dell’Unità di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: “il fibroma è circondato da ricca rete arteriosa che avvolge il tumore come una capsula, la quale, portando ossigeno e nutrimento, permette al tumore di crescere”.
Essendo la crescita molto lenta, nelle Pazienti in cui non si presentino sintomi, non c’è ragione di pensare ad alcun tipo d’intervento.
Il trattamento deve essere preso in considerazione nel momento in cui il fibroma raggiunge dimensioni tali da determinare disturbi soggettivi ed oggettivi.
I sintomi più frequenti sono perdite ematiche intermestruali, mestruazioni abbondanti (menorragia), dolore pelvico e senso di pressione, sintomi che possono peggiorare con l’esercizio fisico o durante i rapporti sessuali. Come spiega il Prof. Mansueto: “l’embolizzazione arteriosa” del fibroma uterino sintomatico rappresenta l’alternativa mini-invasiva all’isterectomia o alla miomectomia in casi opportunamente selezionati. Il radiologo interventista è stato coinvolto nel trattamento dei fibromi nei primi anni ’90, quando il Dott. Ravinà a Parigi per primo ha verificato che l’embolizzazione delle arterie uterine impedisce al sangue di raggiungere il fibroma e ne determina la rapida diminuzione delle dimensioni. Il “blocco” dei vasi arteriosi afferenti (embolizzazione selettiva) infatti, provoca, la necrosi del fibroma con progressiva fibrosi e riduzione di volume cui consegue la risoluzione della sintomatologia.
Come spiega il Prof. Mansueto: “l’utero è vascolarizzato principalmente da due arterie, l’arteria uterina destra e arteria uterina sinistra, che “nutrono” prevalentemente il fibroma; il trattamento di embolizzazione consiste nel raggiungere l’arteria uterina con un sottile tubicino, ed iniettare delle microsfere di dimensioni intorno tra i 700/900 micron che sono richiamate per effetto “sifone” prevalentemente a chiudere la rete vascolare intorno al mioma privandolo dell’apporto ematico.
Paragonare la tecnica endovascolare alle tecniche chirurgiche col fine di definire i vantaggi dell’embolizzazione, spiega il Dott. Mansueto: “può portare a ipervalutazione della prima, che è effettuata in anestesia locale associata a sedazione con invasività minima utilizzando uno o due punture per l’accesso arterioso. L’embolizzazione è efficace preservando l’utero con completa assenza di asportazione di tessuto e di perdita di sangue.
L’embolizzazione può essere espletata in molti casi, ma devono essere preventivamente valutati il numero, le dimensioni e la localizzazione dei fibromi; l'età e le esigenze riproduttive della Paziente.
Nella Paziente in età fertile con fibromi sintomatici o in cui i fibromi stessi impediscono il concepimento, spiega il Prof. Mansueto: “deve essere fatto uno studio puntuale con RM pelvica che visualizzi le dimensioni e la posizione del fibroma o dei fibromi. Il quadro RM è in grado di orientare la scelta terapeutica verso la miomectomia laparoscopica o verso la tecnica endovascolare, consapevoli dei rischi delle radiazioni ionizzanti in Pazienti giovani con desiderio di maternità. Il trattamento è sicuro, ma frequentemente è seguito da quella che è definita la sindrome post embolica. Nei 3 giorni, 12-24 ore massimo 72 ore successive, dopo l’embolizzazione compare sintomatologia dolorosa importante e sindrome febbrile. La temperatura solitamente non supera i 38 gradi. La sindrome post embolizzazione non è una complicanza, ma è il normale decorso del trattamento che la paziente non avverte e non subisce quando trattata con idonea terapia antidolorifica e anti-infiammatoria.
In conclusione, il trattamento endovascolare del fibroma uterino è indicato sicuramente per le Paziente in età premenopausale con fibroma uterino sintomatico; possono essere trattati con embolizzazione i fibromi intramurali e i fibromi sottosierosi. In queste situazioni il trattamento ha completo successo nell’85-90% dei casi. Al contrario sono esclusi tassativamente dal trattamento i fibromi peduncolati.
L’alternativa è l’isterectomia, ovvero l’asportazione totale dell’utero, la quale comporta sterilità e la scomparsa definitiva dei flussi mestruali e che, aggiunge il Prof. Mansueto: “oltre ad essere menomazione psicologica importante, provoca alterazioni dell’anatomia del piccolo bacino che possono avere conseguenze nel tempo per la salute della Paziente. Ragioni importanti che portano a preferire, dove indicato, il trattamento endovascolare all’isterectomia.