In tutta Italia sono tanti i centri e gli ospedali che si muovono nel mondo della sanità digitale.
La salute oggi è sempre più digitale e i vantaggi derivati da queste innovazioni sono molteplici: il miglioramento della gestione ospedaliera, l'azzeramento degli errori umani, la riduzione del volume dei documenti cartacei, il taglio dei costi e in ultimo il coinvolgimento del paziente.
Ehealth è il termine relativamente recente utilizzato per indicare la pratica dell'healthcare attraverso il supporto di strumenti informatici, personale specializzato e tecniche di comunicazione medico-paziente. L'eHealth è quindi il complesso delle risorse, soluzioni e tecnologie informatiche di rete applicate alla salute e alla sanità.
Sempre più numerosi sono le best practice nel settore. Ecco alcuni esempi.
All'ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì viene applicato un bracciale di plastica dotato di codice a barre ad ogni persona che si reca al Pronto Soccorso; questo riporta i dati anagrafici della paziente, la prima diagnosi, la terapia da seguire secondo quanto stabilito dal medico. Quando sarà ricoverata, la paziente vedrà arrivare un’infermiera con un palmare e una busta di plastica sigillata, con la dose di medicinale prescritto.
La bustina è stata preparata dal robot Pillpick, che nella farmacia dell’ospedale confeziona i sacchetti, anch’essi etichettati con codice a barre. Con il suo lettore, l’infermiera verificherà il corretto abbinamento farmaco-paziente, poi procederà alla somministrazione, riportando i dati sul palmare. Questa non è una proiezione sul futuro, bensì è la prassi stabilita nell'ospedale della città romagnola, piccolo gioiello tecnologico costruito nel 2004. In caso di errata associazione, l’infermiera vedrà comparire sul monitor un segnale di allarme rosso. Vantaggi? La casistica mondiale individua una percentuale di errori in corsia tra il 4 e il 30 per cento: farmaci o interventi sbagliati, dosaggi non corretti, somministrazioni ripetute. Con questo sistema viene azzerata. Al Morgagni-Pierantonini l'e-health, la salute digitale, è entrata dalla porta principale.
L’Istituto dei tumori di Milano ha concluso un progetto sulla tracciabilità delle sacche di sangue per le trasfusioni. Anche in questo caso i pazienti in entrata vengono «taggati» con un chip a radiofrequenza (Rfid), così che gli operatori possano abbinare correttamente la sacca al ricevente. Questa procedura ha aumentato la sicurezza del 64% in fase di trasfusione e del 38% nel prelievo iniziale. Grazie alla rete wi-fi interna, poi, le eventuali reazioni avverse del paziente vengono subito segnalate al reparto trasfusioni.
Questa esperienza è stata replicata al Niguarda e sarà estesa all’Azienda ospedaliera di Varese.
A Roma l’hi-tech in corsia arriva sotto forma di avatar. Nel dipartimento medico-chirurgico di cardiologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù hanno sviluppato un modello virtuale del cuore di ogni singolo paziente per valutare vantaggi e svantaggi di un intervento prima di entrare in sala operatoria. È l’ultima frontiera della medicina individualizzata: inserendo i dati genetici del paziente siamo in grado di simulare la malattia e la risposta del singolo bambino all’operazione. Finora sono stati creati 350 avatar per altrettanti piccoli pazienti.
La sanità digitale non è solo all’interno dei centri di cura. Anzi, la sua vera forza risiede nella capacità di entrare nelle case.
L’Università di Pavia e il Politecnico di Milano lavorano sulla farmaco-informatica domestica e sicura. In pratica se la confezione del farmaco acquistato conservasse copia del codice a barre e ogni nuovo pc venduto includesse un lettore di questi codici (a volte già succede), il cittadino potrebbe acquisire sul terminale casalingo le informazioni relative a quel medicinale e conservarle sulla cartella clinica di famiglia. Il prototipo è stato chiamato Hmfd (Historia medica familiae digitalis).
L'obiettivo ultimo è quindi quello di coinvolgere il paziente, consentendogli di interagire in modo diretto con gli operatori della sanità e di fare scelte informate. Gli esperti lo chiamano “empowerment”. Qui l’Italia deve migliorare.
Rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione, la sanità è quello a più alta informatizzazione, ma manca ancora un disegno d’insieme e spesso si procede in ordine sparso: ogni ospedale promuove i suoi progetti pilota, ogni reparto fa i suoi acquisti hi-tech; servirebbe invece un coordinamento a livello regionale.

