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Il fibroma uterino è una patologia presente in circa il 10% della popolazione femminile. Il fibroma è un tessuto muscolare liscio e connettivale che si sviluppa all’interno dell’utero, è un tumore benigno che si evolve all'interno di una pseudo-capsula che lo separa dalle miocellule della parete uterina. E’ molto raro che sia presente prima della pubertà, tende invece a crescere durante tutto il periodo fertile e diminuisce in menopausa. La patologia raggiunge un'incidenza intorno al 20-25% tra i trenta e i quarant’anni e le percentuali aumentano nelle popolazioni di colore. I sintomi più frequenti che portano al riconoscimento della patologia sono legati a sanguinamento uterino anomalo; altri segnali ricorrenti sono sensazioni di compressione, in particolare verso la vescica o verso il retto, dolori o rapporti dolorosi, talvolta sterilità. Una volta accertati i sintomi, la definizione del numero e della loro posizione definita come mappatura dei fibromi è elemento decisivo per scegliere come intervenire.
I fibromi possono infatti interessare tutta la parete dell'utero -(fibromi intramurali)- fenomeno che si riscontra nel 70% dei casi, crescere all'esterno (fibromi sottosierosi o peduncolati)- per il 20% - o rimanere all'interno (fibromi sottomucosi o intracavitari) – per il 10%. Nella maggior parte dei casi il primo intervento al quale ricorrere è un trattamento medico; infatti, il più delle volte, questi sanguinamenti anomali si possono risolvere attraverso una terapia medica. Le pazienti che non rispondono a una cura medica potranno invece essere candidate ad altri tipologie d’intervento. I parametri da tenere in considerazione per valutare la tipologia d’intervento possibile sono: il desiderio di fertilità, l'età della paziente, l'esperienza dell'operatore e il grado di compromissione dell'organo. Esistono essenzialmente due tipologie di trattamenti: quelli demolitivi e quelli di tipo conservativo. I trattamenti demolitivi annoverano l'asportazione dell'utero che può essere fatta per via laparoscopica, laparotomica o per via vaginale; bisogna dire però che i vantaggi di una chirurgia laparoscopica rispetto alla chirurgia laparotomica sono notevoli in termini di riduzione del dolore, dei tempi di degenza e del recupero della funzionalità riproduttiva. I trattamenti conservativi, invece, preservano l’utero e riescono ad asportare o a trattare il fibroma; tra questi si pratica la miomectomia isteroscopica per quanto riguarda i fibromi che hanno uno sviluppo prevalentemente sottomucoso. La scelta tecnica è strettamente legata all'estensione e alla localizzazione del fibroma. Spiega il Dott. Bergamini, Specialista in Chirurgia Mininvasiva presso l'Ospedale Policlinico di Verona: “E' difficile dare dei limiti, però per un fibroma sottomucoso i limiti con cui si può trattare un intervento in isteroscopia sono intorno ai 5 centimetri; per un fibroma intramurale, oltre ai margini tecnici, bisogna poi tener conto delle norme del buonsenso; spingersi oltre i 10 centimetri nel caso di una miomectomia laparoscopica, a volte, può non essere così vantaggioso per la paziente”. Un'altra possibilità è trattare i fibromi con le radiofrequenze; questa tecnica nel tempo porterà a una diminuzione delle dimensioni e una risoluzione dei sintomi del fibroma. Da circa una decina di anni è entrata all’interno di questo trattamento di chirurgia mininvasiva anche l’embolizzazione dei miomi, tecnica sia radiologica che chirurgica, che ha il vantaggio di essere poco invasiva ma non è applicabile in tutte le pazienti, sono infatti assolutamente controindicate le pazienti che non sono sintomatiche. Il Dott. Bergamini infine invita ad: “usare prudenza nella fase di diagnosi: non è corretto infatti trattare fibromi anche di dimensioni importanti se non danno sintomi e d'altra parte bisogna prestare attenzione ai desideri delle pazienti”. Ci sono dei dati ancora discordanti su quelli che sono gli effetti di chiusura delle arterie uterine su un organo che poi sarà chiamato a svolgere un ruolo importante durante un’eventuale gravidanza; è quindi necessario, ad esempio, effettuare una valutazione accurata nel caso di una paziente che voglia ancora avere figli. Questa è una categoria in cui realmente la collaborazione tra ginecologo e radiologo risulta cruciale. In generale comunque, la scelta, ovvero l’indicazione se operare o non operare e quale tipo d’intervento effettuare, dipende da variabili multifattoriali molto importanti che devono essere ben conosciute dagli specialisti e soprattutto devono essere spiegate alla paziente in maniera chiara. E' poi importante rivolgersi a centri che abbiano a disposizione tutte queste metodiche in modo da poter elaborare la decisione migliore per quelle che sono le aspettative di salute della paziente.