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La laparoscopia è una tecnica chirurgica che consente di operare, utilizzando una strumentazione appositamente predisposta, attraverso alcune piccole incisioni. Per questo motivo è da considerare una tecnica chirurgica meno invasiva rispetto alla chirurgia addominale tradizionale che comporta l’apertura dell’addome attraverso un’ampia incisione chirurgica. La maggior parte delle patologie che in passato venivano trattate con la chirurgia tradizionale, oggi possono essere affrontate per via laparoscopica. “La laparoscopia trova anche nella chirurgia ginecologica odierna sempre più indicazioni, in quanto- spiega il dott. Del Boca, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Merate- “presenta diversi vantaggi se confrontata con la chirurgia tradizionale”.
Innanzitutto comporta un minor trauma della parete addominale, le ferite chirurgiche prodotte sulla parete sono notevolmente ridotte rispetto ad una ferita chirurgica tradizionale, con indubbio vantaggio anche sul piano estetico, infine la visione in dettaglio degli organi pelvici è migliore (grazie al sistema video) rispetto a quella possibile con la chirurgia tradizionale.
Il non aprire l’addome comporta un minor trauma per gli organi addominali, e quindi un migliore decorso post-operatorio ed una più rapida ripresa funzionale dell’intestino.
Innanzitutto comporta un minor trauma della parete addominale, le ferite chirurgiche prodotte sulla parete sono notevolmente ridotte rispetto ad una ferita chirurgica tradizionale, con indubbio vantaggio anche sul piano estetico, infine la visione in dettaglio degli organi pelvici è migliore (grazie al sistema video) rispetto a quella possibile con la chirurgia tradizionale.
Il non aprire l’addome comporta un minor trauma per gli organi addominali, e quindi un migliore decorso post-operatorio ed una più rapida ripresa funzionale dell’intestino. Ciò comporta una minore degenza ospedaliera con una più precoce ripresa delle ordinarie attività lavorative e sociali. L’intervento inizia effettuando una prima incisione in prossimità dell’ombelico, attraverso la quale con un ago particolare si introduce del gas (anidride carbonica) per poter distendere la cavità addominale; ciò è utile per avere un’adeguata visione e un sufficiente spazio per eseguire i veri e propri atti chirurgici nell’addome. Attraverso la stessa incisione s’introduce il laparoscopio, un particolare strumento ottico, collegato ad una fonte luminosa e ad un sistema video (telecamera, monitor, videoregistratore), attraverso il quale si esamina l’interno di tutta la cavità addominale e pelvica, con una visione diretta di tutti gli organi. Quindi si eseguono solitamente altre due piccole incisioni addominali, attraverso le quali s’introducono gli strumenti chirurgici veri e propri (pinze, forbici, aghi, elettrobisturi, aspiratore, ecc.), in modo da operare sotto il controllo visivo fornito dal sistema video precedentemente descritto. Attraverso la vagina talvolta s’introduce nell'utero uno strumento (manipolatore) che serve per poter muovere l’utero secondo necessità nel corso dell’intervento. Le tecniche dell’isterectomia sostanzialmente coinvolgono tre vie: la via addominale classica, la via vaginale e la tecnica laparoscopica. Il chirurgo-ginecologo dovrebbe essere perfettamente in grado di utilizzare le tre metodiche e scegliere quella più adatta per il singolo caso. Effettuata l’isterectomia, l’utero è staccato da tutte le sue connessioni con l’addome e viene quindi estratto per la via vaginale. Segue abbondante lavaggio, la coagulazione dei vasi rimasti, quindi la chiusura della vagina con dei punti ancorandola alle strutture legamentose preventivamente tagliate e coagulate. Terminato l’intervento, si estrae la strumentazione, favorendo attraverso le incisioni addominali, la fuoriuscita del gas precedentemente introdotto, e quindi si suturano le piccole incisioni chirurgiche.
“I pericoli di questo intervento sono statisticamente poco numerosi”- spiega il dott. Del Boca-, “ma quando ci sono, risultano essere molto gravi in quanto è una chirurgia che adopera energia e sviluppa calore, percentualmente comunque non superano quelli della chirurgia classica ad addome aperto”. Il motivo per il quale questa tecnica non è ancora così diffusa come sarebbe auspicabile è che la curva di apprendimento ovvero la capacità per un medico di acquisire sicurezza nell’operare con questa metodica necessita di un cospicuo numero di casi, è richiesta una grande esperienza e prudenza.
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