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La chirurgia robotica è una tecnica entrata in uso recentemente, che consente all'operatore di praticare un intervento chirurgico manovrando a distanza un robot. Il chirurgo siede ad una consolle dotata di un monitor, dalla quale, attraverso un sistema complesso, comanda il movimento dei bracci robotici. A questi vengono fissati i vari ferri chirurgici, pinze, forbici, dissettori, che un'equipe presente al tavolo operatorio provvede ad introdurre nella cavità sede dell'intervento. L'impiego dei bracci meccanici ha il vantaggio di consentire una visione tridimensionale con un'immagine più ferma, e di rendere le manovre più delicate e precise anche grazie al fatto che gli strumenti sono articolati all’estremità distale. Il primo robot chirurgico è stato chiamato “Da Vinci”.
“L’importanza del robot Da Vinci a quattro bracci è ormai riconosciuta - spiega il dott. Ludovico, direttore del reparto di urologia dell’Ospedale Miulli –, è un sistema che consente estrema precisione sia in fase demolitiva che soprattutto ricostruttiva con una definizione anatomica inimmaginabile con altre metodiche. L’utilizzo del Robot Da Vinci ha fatto sì che il reparto di urologia dell’Ospedale Miulli sia diventato un centro di attrazione regionale e extra regionale per le patologie urologiche.” Il robot oggi viene usato soprattutto per operare la prostatectomia radicale per cancro di prostata. “L’operazione così effettuata ha avuto ottimi risultati anche in termini di riduzione degli eventi collaterali avversi legati all’intervento chirurgico, come ad esempio l’incontinenza urinaria e la disfunzione erettile conseguente all’intervento stesso”, chiarisce il dott. Ludovico. Visti i risultati nelle prime applicazioni il suo campo d’azione si sta ampliando notevolmente: la procedura robot-assistita viene infatti usata anche in altre patologie tipo la stenosi del giunto, i prolassi genitali completi, la colpo-sacropessia nelle nucleo resezioni di masse renali molto voluminose collocate in sedi particolari e problematiche anche in chirurgia aperta. L’utilizzo del Robot Da Vinci consente recuperi più rapidi per il paziente, abbassando la media dei tempi di permanenza in ospedale. “Per questo tipo di pazienti la degenza media post operatoria è di due o tre giorni, la rimozione del catetere si rivela assolutamente continente e precoce la ripresa dell’attività sessuale. Pur essendo una tecnica piuttosto recente, la casistica si sta arricchendo di giorno in giorno. In media eseguo un intervento di prostatectomia radicale tutti i giorni” – racconta il dott. Ludovico – “è una tecnica molto valida che offre notevoli vantaggi sia per la struttura ospedaliera sia per il paziente.” La problematica maggiore per l’utilizzo del robot Da Vinci è essenzialmente legata agli elevati costi della macchina. Su altri fronti si hanno invece notevoli risparmi in termini di degenza ospedaliera e utilizzo di farmaci analgesici. Considerati inoltre i rapidi tempi di recupero è possibile avere un elevato numero di interventi. Utilizzando infine il robot anche in altre discipline si potrebbe essere in grado di abbattere i costi a fronte di vantaggi innegabili. Secondo il dott. Ludovico, quindi, “è una chirurgia complessa ma di sicuro avvenire.”