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La biopsia endomiocardica è una procedura invasiva che consiste nel prelievo di frammenti di miocardio. L’esame si esegue generalmente per ricercare l'origine di alcune malattie cardiache che si possono manifestare con dolore toracico, disturbi del ritmo, dispnea e sintomi e segni che configurano lo scompenso cardiaco. Queste malattie possono essere causate da patologie primitive del muscolo cardiaco (miocardiopatie), da accumulo di sostanze particolari nel miocardio (cardiomiopatie infiltrative) o da un danno miocardico indotto da agenti infettivi, tossici o da meccanismi immunomediti (miocarditi).
Spesso per raggiungere una corretta diagnosi di malattia risulta necessario analizzare direttamente il tessuto cardiaco. Pertanto diventa indispensabile eseguire una biopsia endomiocardica che permette di ottenere campioni di miocardio adatti per un’accurata analisi anatomo patologica. Attraverso uno speciale catetere chiamato biotomo si raggiunge il ventricolo destro e si prelevano campioni di tessuto cardiaco. Il biotomo è uno strumento rigido, ma flessibile e deformabile, dotato all’estremità distale di una pinza che adeguatamente manipolata dall’operatore preleva campioni di miocardio. L’intera procedura si svolge sotto stretto controllo dei parametri vitali del paziente e con un continuo monitoraggio elettrocardiografico. “La prima fase dell’operazione consiste nella preparazione del campo sterile e del materiale necessario per la puntura e l’incannulamento del vaso venoso” – spiega la dott. Scelsi della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia. “Una volta controllato tutto il materiale si procede alla puntura ecoguidata della giugulare interna destra”. La scelta della giugulare interna destra deriva dalla maggiore facilità per l’operatore a manovrare il biotomo nelle sezioni destre del cuore. Sotto guida ecocardiografica il biotomo viene fatto procedere attraverso l’introduttore venoso fino all’atrio destro, superata la valvola tricuspide, si accede al ventricolo destro e si posiziona la punta del biotomo lungo il setto interventricolare e quindi si procede al prelievo del frammento di tessuto miocardico, che viene poi inviato per l’analisi anatomo patologica conservato in adatte provette. “E’ importante controllare che il materiale ottenuto con la biopsia endomiocardica sia sufficiente per un’accurata analisi anatomo patologica” – precisa la dott.ssa Scelsi - “che il tessuto miocardico sia ben rappresentato, altrimenti si deve procedere ad altri prelievi” Terminata la biopsia endomiocardica si completa l’esame con lo studio emodinamico destro, cioè con la misurazione della pressione di riempimento ventricolare sinistra, delle pressioni polmonari e della pressione atriale destra con il catetere di Swan Ganz. Questo catetere è provvisto di un termistore a risposta rapida con cui è possibile ottenere la misura della portata cardiaca con la metodica della termodiluizione. In casi selezionati per misurare la portata cardiaca si usa anche il metodo di Fick.