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Per ipotermia terapeutica indotta si intende un abbassamento della temperatura corporea centrale a scopo terapeutico a 32/33° rispetto ai valori normali di 36/37°. Questa tecnica viene utilizzata su tutti i pazienti affetti da sofferenza cerebrale per attenuare possibili forme di danno neurologico. “Il principale meccanismo d’azione dell’ipotermia è il rallentamento del metabolismo cerebrale, ridotto del 6-7% per ogni grado di raffreddamento raggiunto, con la conseguente diminuzione del consumo di ossigeno e di glucosio” - spiega il dott. Pietrini, anestesista e rianimatore presso la scuola di specializzazione dell’Università Cattolica di Roma. In condizioni normali, infatti, il cervello consuma una certa quantità di ossigeno e sostanze necessarie per il suo funzionamento. Quando però subisce un danno, si creano delle condizioni per cui alla cellula non arriva un apporto di ossigeno sufficiente e cade in uno stato di sofferenza cerebrale.
L’ischemia cerebrale è causata da un blocco dell’apporto di sangue alle cellule del cervello in seguito all’ostruzione dell’arteria responsabile del trasporto sanguigno. Non ricevendo più ossigeno e altri nutrienti, tali cellule si indeboliscono e muoiono. Per questo motivo è possibile che, a seconda della parte cerebrale colpita, alcune funzioni (es. motorie, del linguaggio o cognitive) ne risultino indebolite o che vengano addirittura perse. Se l’attacco di ischemia è piuttosto leggero e passeggero (della durata inferiore alle 24 ore) si parla di attacco ischemico transitorio, o TIA con acronimo inglese. Se l’ischemia permane più a lungo nel tempo, invece, può essere causa di ictus. Le tempistiche di intervento possono essere decisive sulla condizione finale del paziente, una diagnosi precoce può infatti riportare il paziente alla normalità.
La neuroradiologia interventistica è una tecnica mininvasiva che permette di raggiungere e risolvere alcune importanti patologie. Il dott. Maurizio Resta, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini dell’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto spiega: “con la radiologia interventistica operiamo in diversi ambiti del corpo su tutte le patologie che possono essere raggiunte attraverso la navigazione endovascolare”.
L’esempio più comune è quello dell’aneurisma celebrale, che le più accreditate ipotesi eziopatogeniche sulle malformazioni vascolari ritengono un vero è proprio difetto genetico. In taluni pazienti infatti, mancherebbe la proteina che ha il compito di correggere quotidianamente i danni che si presentano sulla parete interna dei vasi sanguinei.
L’assenza di questa proteina correttiva protratta nel tempo causa malformazioni che possono essere di diversa tipologia: un aneurisma o, nel caso si venga a creare un nido di vasi malformati, un angioma.
L’utilizzo del robot Da Vinci per il trattamento del tumore alla prostata è uno dei migliori esempi di applicazione della chirurgia mininvasiva.
Come spiega il Dottor Aldo Bocciardi, direttore della Struttura complessa di urologia dell’ospedale di Niguarda: “i vantaggi legati ad un intervento mininvasivo sono sorprendenti, in particolar modo, la velocità di ripresa nel post operatorio, la quasi totale assenza di dolore post chirurgico, ed altri dati rilevanti come la conservazione della continenza e dell’erezione”.
“Inizialmente”, spiega sempre il dott. Bocciardi, “l’idea è stata quella di continuare con la dissezione delle vescicole seminarie, quindi di utilizzare un accesso completamente posteriore che ci permettesse di essere veramente microinvasivi e microlesivi per le strutture addette all’erezione e alla continenza”.
Le patologie discali, estremamente diffuse nel mondo occidentale, colpiscono prevalentemente la fascia d’età tra i 40 e 60 anni. Spesso causa di assenza dal lavoro, hanno inoltre un tasso d’incidenza socio-economico molto rilevante.
Come spiega il Dottor Stefano Marcia, dirigente dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari e responsabile della sezione di radiologia interventistica: “le patologie discali possono insorgere a partire dal 18esimo anno d’età, momento in cui il disco fisiologicamente inizia a degenerare. Ovviamente non tutti siamo affetti da una sintomatologia causata da una patologia discale, perché abitudini di vita e lavorative e particolari carichi cui la colonna vertebrale viene sottoposta, determinano nei differenti soggetti una degenerazione in misura maggiore o minore”.