Federazione Italiana di Cardiologia
Società Italiana di Cardiologia Pediatrica
Association for European Pediatric Cardiology
Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri
European Society of Cardiology
Società Italiana Cardiologia Invasiva
Associazione Italiana Tecnici di Radiologia Interventistica
Federazione Nazionale Collegi Infermieri
The Society of Cardiovascular Angiography and Interventions
Società Italiana di Pediatria
Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare
Congenital Cardiology Today
Società Italiana Cardiologia Ospedalità Accreditata
Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane
PubMed
Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali
Istituto Superiore di Sanità
Unione Nazionale Medico Scientifica d'Informazione
Accademia Nazionale di Medicina
Società Italiana di Chirurgia Cardiaca
L’informatica nella sanità italiana stenta ancora a partire. Analizzando le aziende sanitarie si vede come solo il 7% permette il pagamento del ticket via web, il 22% consente di prenotare gli esami on line e il 19% dei casi è possibile visualizzare i referti, mentre solo il 5% ammette di svolgere pratiche via web.
Questi sono i risultati della ricerca sull’informatizzazione della sanità in Italia, condotta da Federasanità Anci e Forum PA, che ha studiato i servizi tecnologicamente avanzati all’interno delle Asl, intervistando 147 direttori sanitari.
L’arretratezza dal punto di vista dell’informatizzazione coinvolge anche, in modo più specifico, la telemedicina: la ricerca ha infatti fotografato una situazione in cui solo il 18% della ASL ha attivato progetti di telemonitoraggio e teleconsulto.
Nel sistema Italia esistono però dei casi di assoluta eccellenza: uno di questi è la centrale di telecardiologia di Bari alla quale arrivano in media 240 richieste di soccorso al giorno. Il sistema sanitario pugliese, infatti, è il primo in Italia ad utilizzare la telecardiologia come sistema di gestione sistematico delle emergenze, attivo 365 giorni l’anno, 24 ore su 24.
La coartazione dell’aorta è una delle cardiopatie congenite più importanti: con un’incidenza all’interno di tutte le cardiopatie tra il cinque e l’otto percento, colpisce maggiormente i soggetti di sesso femminile con un rapporto di tre a uno rispetto ai maschi.
“La patologia può manifestarsi in modi differenti nei diversi periodi della vita: ad esempio, può esserci una diagnosi alla nascita con manifestazioni cliniche molto importanti, come uno scompenso cardiocircolatorio legato all’incapacità del cuore di adattarsi in modo sufficiente a un restringimento della aorta” - spiega il dott. Massimo Chessa, esperto in cardiopatie congenite presso il Policlinico di San Donato - "in altre situazioni, la zona di restringimento dell’aorta non è così importante da determinare un quadro clinico immediato, ma permette al cuore e al ventricolo sinistro di adattarsi, conseguentemente il bambino cresce e la diagnosi può essere fatta più tardivamente”.
La fibrillazione atriale è una patologia caratterizzata da una irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri del cuore, due delle quattro camere cardiache. Come spiega il dott. Mauro Cassese, direttore del reparto di cardiologia e cardiochirurgia del Sant’Anna Hospital di Catanzaro: “la fibrillazione atriale è una malattia nella malattia, ovvero tende a presentarsi, almeno in cardiochirurgia, in maniera concomitante ad altre patologie cardiocircolatorie come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari. Risulta infatti molto frequente sia nell’insufficienza che nella stenosi della valvola mitralica, ed in una percentuale intorno al 4 /5% dei pazienti che vanno incontro a bypass aorto-coronarico”.
Questa patologia, la più comune fra le aritmie cardiache, può essere cronica, ovvero persistente, oppure parossistica, con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni. Questi ultimi, spiega il dott. Cassese, “sono i casi in cui generalmente si presenta una sintomatologia molto evidente al paziente, il quale avverte un senso di palpitazione intratoracico, con una sensazione associata di risalita in gola del cuore, accompagnata da una sensazione di nausea e da capogiri e, talvolta, di svenimento nei casi in cui il cuore raggiunge una frequenza estremamente accelerata.”
Il primo stimolatore cardiaco è stato impiantato in Svezia nel 1958. Arne Larsson, un paziente svedese, venne trattato, per una gravissima malattia del sistema di conduzione elettrica del cuore con un pacemaker rudimentale e sperimentale che aveva una larghezza di 10 centimetri e un peso di 250 grammi. L’apparecchio venne posizionato nell’addome a causa dell’ingombro; funzionò correttamente per sole otto ore perché l'acido di una delle batterie comincio' a fuoriuscire. Arne Larsson subì durante la vita un totale di 26 impianti e morì nel 2001 all’età di 86 anni, essendo sopravvissuto al chirurgo che gli aveva impiantato il pacemaker salvavita.
Gli interventi di chirurgia vascolare si rendono necessari in caso di importante riduzione del flusso di sangue (determinato da restringimenti del calibro di una arteria) tale da produrre dolore e limitazione funzionale.
Il trattamento chirurgico consiste nella esclusione del tratto di arteria ristretto e nella costruzione di una deviazione-ponte (bypass) per il ripristino del flusso. I bypass sono solitamente realizzati utilizzando, come condotti, un segmento di vena o una protesi. Storicamente, l’inizio di questa chirurgia viene attribuito ad Alexis Carrel che, per primo, nel 1902 descrisse la tecnica chirurgica delle anastomosi vascolari mediante sutura che gli valse il Premio Nobel. La sutura tradizionale è un gesto chirurgico complesso che richiede abilità ed esperienza. Nonostante, per circa un secolo, abbia rappresentato il gold standard tecnico, ne sono stati evidenziati limiti e criticità.