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L'endometriosi è una patologia originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi come ovaie, tube, peritoneo, vagina e intestino. Questo provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche, tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che il 30%-40% dei casi d’infertilità femminile sia dovuto a questa malattia. Il dott. Alfredo Ercoli, responsabile dell'Unità di ginecologia e ostetricia del Policlinico di Abano Terme spiega che questa patologia “è molto diffusa e fortemente invalidante in quanto colpisce gli aspetti più sensibili della sfera della donna come la riproduzione, la fertilità e la qualità di vita, in particolare per la componente di dolore che caratterizza questa patologia.”
L’endometriosi, infatti, è spesso caratterizzata da una sintomatologia dolorosa tale da essere invalidante con sintomi molto caratteristici: dolore pelvico cronico, dolore ovarico intermestruale, dolore all’evacuazione, dolore durante l'atto sessuale o post-coitale, infertilità, affaticamento cronico, colite, periodi di stitichezza alternati a diarrea. La forma più frequente è l’endometriosi dell’ovaio, il cosiddetto endometrioma, una cisti a contenuto ematico; una forma spesso misconosciuta di endometriosi poiché di difficile diagnosi è l’adenomiosi ovvero la presenza di foci di tessuti endometriosico in forma diffusa o più raramente nodulare nel contesto della porzione muscolare della parete dell’utero; abbiamo poi l’endometriosi superficiale che consiste in impianti di tessuto endometriale ectopico sulla superficie della membrana che riveste tutti gli organi addominale e pelvici detta peritoneo. Infine abbiamo l’endometriosi profonda che è caratterizzata da lesioni endometriosiche che penetrano profondamente al di sotto del peritoneo per una profondità di almeno 5 millimetri. Queste lesioni creano una situazione d’iperplasia fibromuscolare dei tessuti circostanti, generando quindi una specie di nodulo, responsabile del dolore. L’endometriosi profonda in particolare può interessare tutti gli organi ed i distretti corporei ma colpisce più frequentemente i legamenti utero-sacrali, il setto retto-vaginale, il fornice vaginale, la parete vaginale posteriore e la parete intestinale. La paziente andrebbe operata nel momento in cui si presenta un dolore in grado di ridurre significativamente la qualità di vita non controllabile con la terapia medica. “L’approccio mininvasivo è attualmente quello più utilizzato, è però controverso il tipo di chirurgia da praticare,” – chiarisce il dott. Ercoli - “oggi si può operare una paziente con endometriosi intestinale con diverse tecniche ma sicuramente le più in auge sono la resezione intestinale segmentaria e la cosiddetta tecnica di “shaving” che consiste nel “pelare” la parete intestinale al fine di rimuovere tutto il tessuto endometriosico. La differenza sostanziale tra le due modalità d’intervento riguardano fondamentalmente il tipo e la frequenza delle complicanze: una resezione segmentale dell’intestino è gravata da un 5-10% circa di re-interventi, il che vuole dire che una donna su 10 dopo il primo intervento ha avuto gravi complicanze, tali da dover ricorrere a un nuovo intervento; viceversa lo shaving ha un tasso di complicanze maggiori che si aggira tra lo 0,5-1%.” Come prassi l’operazione inizia con la dissezione del nodulo e viene deciso in corso d’opera se fare o meno una resezione segmentaria dell’intestino in funzione delle dimensioni e dell’estensione della parete rettale coinvolta. L’approccio robotico ha completamente cambiato l’atteggiamento terapeutico nei confronti della patologia: “se prima i noduli di dimensioni superiori ai 3-4 centimetri venivano tutti trattati quasi inevitabilmente come una resezione segmentaria,“ - spiega il dott. Ercoli - “con l’approccio robotico nell’esecuzione delle dissezioni, ci siamo accorti progressivamente che riuscivamo a fare un eccellente shaving senza produrre lesioni nella mucosa e riuscendo ad asportare anche lesioni fino a 4-5 centimetri di diametro e d’interessamento della parete rettale”.
La chirurgia robotica infatti, grazie alla visione tridimensionale e all’articolazione degli strumenti, permette un’eccellente visione e un’ottima possibilità di dissezione e con un rischio di apertura della mucosa intestinale minimo il che si traduce in un tasso di complicanze maggiori prossimo allo zero. Questo risultato è attribuibile probabilmente alla qualità della dissezione, al minor sanguinamento, alla maggiore pulizia in genere dell’intervento. Sia nei casi di resezione che in quelli di shaving i risultati sono buoni non solo in termini di complicanze, ma anche relativamente l’efficacia sul dolore. Il dott. Ercoli è però convinto che sia “presto per dare dati definitivi, crediamo però che per le sue caratteristiche intrinseche questa metodica permetterà di modificare totalmente l’atteggiamento nei confronti di questa patologia minimizzandone i traumi per la paziente.“
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