L'endometriosi è una patologia originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, l’endometrio, in altri organi come ovaie, tube, peritoneo, vagina e intestino. Questo provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche, tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che il 30%-40% dei casi d’infertilità femminile sia dovuto a questa malattia. Il dott. Alfredo Ercoli, responsabile dell'Unità di ginecologia e ostetricia del Policlinico di Abano Terme spiega che questa patologia “è molto diffusa e fortemente invalidante in quanto colpisce gli aspetti più sensibili della sfera della donna come la riproduzione, la fertilità e la qualità di vita, in particolare per la componente di dolore che caratterizza questa patologia.”
La laparoscopia è una tecnica chirurgica che consente di operare, utilizzando una strumentazione appositamente predisposta, attraverso alcune piccole incisioni. Per questo motivo è da considerare una tecnica chirurgica meno invasiva rispetto alla chirurgia addominale tradizionale che comporta l’apertura dell’addome attraverso un’ampia incisione chirurgica. La maggior parte delle patologie che in passato venivano trattate con la chirurgia tradizionale, oggi possono essere affrontate per via laparoscopica. “La laparoscopia trova anche nella chirurgia ginecologica odierna sempre più indicazioni, in quanto- spiega il dott. Del Boca, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Merate- “presenta diversi vantaggi se confrontata con la chirurgia tradizionale”.
Innanzitutto comporta un minor trauma della parete addominale, le ferite chirurgiche prodotte sulla parete sono notevolmente ridotte rispetto ad una ferita chirurgica tradizionale, con indubbio vantaggio anche sul piano estetico, infine la visione in dettaglio degli organi pelvici è migliore (grazie al sistema video) rispetto a quella possibile con la chirurgia tradizionale.
Il tumore al seno colpisce una donna su nove nel corso della vita. Nel 5% dei casi questa patologia è legata ad una condizione genetica, ovvero la chiara ed evidente mutazione di qualche gene all’interno della famiglia. Come spiega il professor Alberto Luini, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia: “Globalmente, circa il 30% dei casi di tumore al seno si verifica in donne che hanno qualche fattore di rischio personale o familiare. Ciò implica che nel 70% dei casi di tumore al seno non ci siano fattori di rischio chiaramente identificabili: tutte le donne dovrebbero quindi sottoporsi alle procedure di diagnosi precoce, definita, come sappiamo, prevenzione secondaria”.
La prevenzione secondaria permette di scoprire il tumore quando è tanto precoce da non avere provocato danni all’organismo: “più piccolo e iniziale è il tumore, minore è la probabilità che le sue cellule si siano diffuse in altre zone del corpo attraverso i vasi linfatici o sanguigni. Idealmente, il tumore al seno dovrebbe essere scoperto quando ancora non è palpabile”, spiega la il professor Luini.
L’Uroginecologia è una branca della medicina che si occupa in modo specifico dei disturbi urinari nella donna, una sub-specialità a cavallo tra le competenze della Ginecologia tradizionale e dell’Urologia.
“La specializzazione è stata introdotta circa 20 anni or sono sia a livello nazionale che internazionale, spinti dalla necessità di una figura ultraspecialistica orientata alla cura dei disturbi tipici dell’apparato urinario nella donna, patologie che né il ginecologo, né l’urologo tradizionale sono portati ad evidenziare", spiega il prof. Mauro Cervigni, Primario dell’Unità Operativa Complessa di Uroginecologia dell’Ospedale San Carlo-IDI di Roma e docente in Uroginecologia nelle Scuole di specializzazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Si è resa dunque necessaria una figura di compendio che sapesse affrontare le problematiche specifiche del sesso femminile: prolasso, incontinenza e il vasto capitolo delle infezioni urinarie.”
La necessità di optare verso una medicina di genere, nasce anche dai dati acquisiti rispetto alla quantità di popolazione affetta da questi disturbi: in Italia si stima che circa 6 milioni di abitanti sono colpiti più o meno gravemente da incontinenza urinaria, di questi, l’80% è donna.
Il 16 settembre 2009 verrà presentata a Milano, in occasione del 1° meeting sulla chirurgia robotica in ginecologia, la neonata Società Europea di Chirurgia Robotica Ginecologica (S.E.R.G.S.). Come spiega il dott. Angelo Maggioni, direttore della divisione di ginecologia oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia, “l’iniziativa è partita da 20 medici provenienti da oltre 10 nazioni europee, i quali, riunitisi nel giugno 2006 hanno espresso la necessità di poter lavorare insieme sulla tematica della chirurgia robotica in ginecologia sia in termini di ricerca e di utilizzo dei nuovi strumenti che in termini di formazione e teaching. Una necessità che si è concretizzata con l’istituzione all’interno della S.E.R.G.S. di una scuola di chirurgia robotica a livello internazionale che sarà già attiva con i primi corsi da ottobre 2009”.
“Il corso è nato dall’esigenza dell’IEO di dare spazio alla formazione, un orientamento fortemente voluto dal prof. Umberto Veronesi, concretizzatosi con una scuola dall’indirizzo estremamente multidisciplinare" – inoltre, dichiara il direttore della scuola, dott. Bernardo Rocco della Divisione di Urologia“ogni responsabile d’area formativa ha contatti a livello internazionale che permetteranno ai corsi di avere come docenti mentor di prestigio internazionale come il prof. Vipul Patel per l’urologia”.
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