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La radioterapia sintomatica palliativa riveste una grandissima importanza nella cura dei sintomi legati al tumore e alle sue metastasi, per questo, spiega Alessandra Mirri, Direttore dell’Unità Operativa complessa di Radioterapia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma: “nella nostra struttura abbiamo creato un ambulatorio dedicato per la radioterapia sintomatica, in grado di offrire al paziente un trattamento tempestivo che risponda alle sue necessità in massimo sette giorni, evitandogli faticose peregrinazioni”.
Grazie al progresso tecnologico attualmente è possibile durante i trattamenti radianti erogare dosi sempre più conformate a quella che è la reale estensione del tumore, efficaci ma rispettose dell’integrità della persona:Le nuove tecniche permettono inoltre di dare meno effetti collaterali e, grazie alla integrazione delle apparecchiature radioterapiche con apparecchiature Tac, di verificare dove la dose viene erogata sia prima che durante il trattamento radiante, correggendo anche minimi spostamenti ed evitando imperfezioni.
Grazie a questo miglioramento tecnologico, aggiunge la dott.ssa Mirri: “abbiamo una migliore conoscenza della biologia dei tumori che ci permette di sapere quali sono i tumori con un’alta velocità di replicazione o quali i tumori che hanno una bassa velocità di replicazione, in termini tecnici un basso rapporto alfa – beta”.
Queste conoscenze biologiche insieme alle tecnologie permettono di somministrare delle terapie rispettose della persona, non solo della sua integrità fisica in termini di minori effetti collaterali, ma anche nel miglioramento della qualità di vita dovuta alla diminuzione del numero di sedute, ottenedo trattamenti brevi con impatto minore sulla vita socio-lavorativa del paziente e dei suoi familiari .
Ad esempio, nel caso dei tumori della prostata, conoscere le modalità di risposta alle radiazioni, consente di somministrare il trattamento in meno frazioni con una dose più alta, nella certezza che questa quantità sarà più efficace per le specificità del paziente.
Per questo, spiega la dott.ssa Mirri: “la maggioranza dei centri che hanno una strumentazione tecnologica adeguata, si sta orientando verso regimi ipofrazionati che consentono un miglioramento sia della qualità di vita dei pazienti che del funzionamento della struttura che li ospita, in grado così di trattare più pazienti ovviando al problema delle liste di attesa”.
L’aumentata richiesta di prestazioni dovuta alle diagnosi precoci, solleva difatti il problema dell’appropriatezza della prescrizione, come spiega la dott.ssa Mirri: “abbiamo a disposizione tecnologie importanti ma estremamente costose, è quindi necessario che queste vengano utilizzate nei pazienti che veramente se ne possono avvalere, utilizzando invece tecnologie più semplici per pazienti in cui la terapia riveste un carattere sintomatico e non curativo”.
Trattamenti efficaci , rispettosi della integrità della persona e con pochi effetti collaterali appaiono sempre più importanti specie per quei pazienti ,che pur con tumori in fase avanzata, hanno lunghe sopravvivenze analoghe a quelle delle malattie croniche con decorsi caratterizzati da fasi alterne di miglioramenti e peggioramenti: “grazie al miglioramento delle terapie i tumori per una importante percentuale di pazienti “ spiega la dott.ssa Mirri “stanno diventando una malattia cronica, come il diabete, la pressione alta, i disturbi cardiaci: siamo consapevoli che quel paziente forse si dovrà sottoporre a trattamenti per tutta la vita, un dato inaspettato anche per noi che lavoriamo da 30 anni, ma che siamo abituati a tempi differenti”.
Poter disporre di tecnologie che permettano di rispettare i tessuti sani è, soprattutto in questi casi, un aspetto molto importante che consente di eliminare il rischio che gli effetti collaterali diventino, nel tempo, peggio del tumore stesso.