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La fistola durale è una patologia vascolare poco conosciuta che colpisce le strutture di rivestimento del sistema nervoso centrale e può causare danni al cervello e al midollo spinale.
Non è più rara delle altre patologie cerebro-vascolari, ma è difficile da diagnosticare e comprendere nel suo significato, nella sua anatomia, nei suoi sintomi e in particolare nei suoi rischi. Esistono infatti forme estremamente benigne che non richiedono trattamento, ma anche forme più gravi che mettono a rischio la funzione cerebrale del paziente. Per poter capire cos'è la fistola durale bisogna prima capire cos'è la dura madre. Come spiega il Dottor Nunzio Paolo Nuzzi, direttore della Struttura Complessa di Neuroradiologia dell'Ospedale Galliera di Genova: “La dura madre è uno spesso foglietto di tessuto molto resistente, che serve da rivestimento per il cervello e il midollo spinale all'interno del cranio e del canale vertebrale”.
ll fibroma uterino (leiomioma) è una delle patologie femminili benigne più frequenti.
Il fibroma origina dalla parete muscolare uterina (miometrio), ed è essenzialmente una neoplasia a lenta crescita che si sviluppa sotto stimolo ormonale. I fibromi sono frequentemente multipli, di varie dimensioni e possono essere localizzati in punti differenti, aspetto molto importante per scegliere il trattamento più idoneo. Come spiega il Prof. Giancarlo Mansueto, responsabile dell’Unità di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona: “il fibroma è circondato da ricca rete arteriosa che avvolge il tumore come una capsula, la quale, portando ossigeno e nutrimento, permette al tumore di crescere”.
Essendo la crescita molto lenta, nelle Pazienti in cui non si presentino sintomi, non c’è ragione di pensare ad alcun tipo d’intervento.
A differenza di quanto si è soliti pensare, il varicocele è una patologia che colpisce sia uomini che donne, come spiega il professor Jacque Clerissi, responsabile dell'Unità operativa di Radiologia Interventistica presso la Casa di Cura Città di Pavia, “il varicocele maschile generalmente si scopre facendo un bilancio per ipofertilità, oppure dal presentarsi durante un’attività fisica intensa di fastidi legati all’insufficienza venosa. Nella donna invece, la patologia si presenta in modo completamente differente: il varicocele pelvico femminile è spesso causa di una sintomatologia dolorosa cronica nella donna che si accentua durante il ciclo mestruale, durante i rapporti sessuali e in ortostatismo (stando in piedi SR) prolungato; è comune che la diagnosi in questi casi venga effettuata tardivamente, per tale motivo viene sospettata solo dopo che altre patologie femminili più frequenti sono state escluse. Interessa comunque il 30% circa delle donne di cui la metà sono sintomatiche”.
Il fibroma uterino o leiomioma è una patologia estremamente diffusa: il più comune tra i tumori benigni dell’utero, consiste in una formazione solida a carico della parete uterina, colpisce il 20-25% delle donne in età fertile ed è accompagnato dai sintomi classici quali mestruazioni abbondanti, dolore pelvico addominale, senso di peso e, in alcuni casi, infertilità.
Come spiega il Dott. Pierluigi Muratore, Radiologo Vascolare Interventista presso il Dipartimento di Radiologia Vascolare Interventistica dell’Ospedale Molinette di Torino diretto dal Dott. Claudio Rabbia e specializzato da dieci anni nella embolizzazione dei fibromi uterini: “ le terapie più frequenti sono la terapia medica, che consiste nella somministrazione di ormoni, e la terapia chirurgica: a queste negli anni si è affiancata una nuova terapia mininvasiva, quella endovascolare”.
La radiologia interventistica comprende un insieme di procedure invasive o mini-invasive diagnostiche o terapeutiche, effettuate mediante la guida e il controllo delle metodiche di imaging (eco, TC, fluoroscopia).
Il dott. Franco Orsi, direttore dell’unità di radiologia interventistica presso l’Istituto Europeo di Oncologia, Comprensive Cancer Center di Milano, si occupa in particolar modo della gestione della patologia in ambito epatico e spiega: “ci interfacciamo essenzialmente con due tipologie di pazienti: chi è affetto da una patologia primitiva epatica o epatocarcinoma, evoluzione oncologica di una patologia infettiva, principalmente epatite virale e colangiocarcinomi e, in misura maggiore, pazienti portatori di metastasi epatiche, secondarismi da tumori primitivi che insorgono in altri organi”.
Il trattamento, talvolta simile in entrambi i casi, è di tipo locoregionale, ovvero un approccio diretto nei confronti dell’organo o del tumore che, come le alternative chirurgiche, si differenzia dall’approccio sistemico, tradizionalmente affrontato attraverso terapie antiblastiche.